Rinnovo contratto scuola, fumata nera: gli 85 euro rimangono un miraggio

(Teleborsa) – Si è concluso con un nulla di fatto il confronto di oggi all’ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) sul rinnovo contrattuale della Scuola, bloccato dal 2009, e sul nodo dei diplomati magistrale, espulsi dal Consiglio di Stato dalle Graduatoria ad Esaurimento.

Le parti, sindacati rappresentativi e parte pubblica, che per quanto riguarda la scuola si incontreranno di nuovo l’11 gennaio, sono ferme su un punto: per i dipendenti del comparto Istruzione, gli 85 euro medi di incremento stipendiale stabiliti con la Funzione Pubblica a fine novembre 2017 risultano solo fumo negli occhi, come sostiene da tempo l’Anief.

L’aumento del 3,48% per il 2018, pure da marzo anziché del 1° gennaio, tralasciando i miserevoli arretrati per il biennio 2016-2017, arriva a coprire in media non più di 70 euro per docenti e Ata. Considerando che moltissimi dipendenti della scuola percepiscono compensi ridotti, non superiori ai 25mila euro, per loro la maggiorazione sarà quindi ben lontana dai famigerati 85 euro, rileva il giovane sindacato.

Anche la richiesta, caldeggiata da alcuni sindacati rappresentativi, di trasferire i bonus previsti dalla Legge 107/2015, relativi al merito annuale e all’aggiornamento professionale, si traduce in un loro auspicio (peraltro molto discutibile, visto che i 500 euro annui oggi netti si dimezzerebbero per via della tassazione) lontano dal compiersi: l’ARAN, attraverso il suo presidente Sergio Gasparrini, ha spiegato che non si può superare per via contrattuale una norma di legge, approvata da entrambi i rami del Parlamento, attraverso un accordo contrattuale e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Peraltro, a questo proposito non vi è alcun riferimento nell’Atto di Indirizzo, prologo del rinnovo del Ccnl, sottoscritto con gli stessi sindacati qualche mese fa.

“Ancora una volta – dice Marcello Pacifico, Presidente nazionale Anief – i sindacati rappresentativi sono vittime di loro stessi. Prima sottoscrivono, suonando la fanfara, accordi preliminari senza la dovuta accortezza. Poi, a distanza di tempo, prendono le distanze da quei documenti, rivendicando punti sino a quel momento non trattati ma evidentemente sollecitati dalla base, da chi vive la scuola tutti i giorni e conosce da vicino quali sono le necessità da includere in un contratto finalmente adeguato alla categoria”.

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