Rinnovo del contratto scuola: l’aumento promesso è sotto le attese e scontenta tutti

Secondo alcune indiscrezioni, l'aumento di stipendio promesso in primavera verrebbe decurtato del 20%

Prima che il Governo Conte 1 cadesse, l’allora ministro dell’Istruzione Bossetti aveva promesso – con tanto di firma su accordo con i sindacati – un adeguamento dello stipendio degli insegnanti e del personale ATA. Nel corso delle trattative, concluse lo scorso aprile, era stato raggiunto un accordo il cui scopo era quello di avvicinare lo stipendio degli insegnanti italiani a quelli dei colleghi europei, notoriamente più elevati e corposi.

Un accordo che includeva anche un piano di stabilizzazione dei precari storici della scuola, in modo da rendere più stabile il rapporto tra professore e alunni e mettere fine al fenomeno delle convocazioni e nomine nei primi giorni di settembre.

Un accordo, però, che rischia di saltare, quantomeno per quel che riguarda il fronte economico. Se il MIUR ha rassicurato sull’assunzione dei precari, con l’indizione di un bando loro riservato che permetterà di assumere 24 mila nuovi insegnanti entro settembre 2020, dall’altro sembra esserci stato un ripensamento, per quanto parziale, sul fronte degli aumenti. Nella manovra di Bilancio, infatti, non è stato trovato “spazio a sufficienza” per garantire lo scatto salariale e il MEF sta pensando di tagliare parte dei fondi che erano stati promessi in primavera.

Secondo voci di corridoio, infatti, l’aumento promesso in primavera agli insegnanti dovrebbe essere decurtato di un 20%, passando dai 100 euro lordi del passato accordo agli 80 euro lordi previsti nella manovra di Bilancio 2020. Per evitare che l’aumento in busta paga sia ancora più esiguo, il Governo sta pensando di adottare una tassazione ridotta, in modo che gli insegnanti vedano crescere di 70 euro nette il loro stipendio mensile.

Un palliativo, però, che non sembra soddisfare sindacati e parti sociali, pronte a forme di protesta di ogni tipo. L’aumento lordo di 80 euro, si legge in una nota congiunta di FLC-Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola Rua, SNALS Confsal e GILDA Umans, è inadeguato a valorizzare la professionalità degli insegnanti italiani e adeguare il loro stipendio allo standard dei colleghi europei. Se ciò non dovesse avvenire, allora i sindacati si dicono pronti a dare il via a una nuova stagione di proteste.

Il possibile taglio va contro anche le indicazioni del neoministro dell’Istruzione Fioramonti. Il nuovo inquilino di viale Trastevere, infatti, aveva rassicurato le parti sociali sul suo impegno nel mantenere l’aumento promesso. Evidentemente, però, le pressioni del MIUR non sono state sufficienti a far cambiare idea al ministro Gualtieri. Almeno per il momento: non è da escludere, infatti, che l’aumento di 100 euro lorde mensili venga reinserito in manovra sotto forma di emendamento da qualche forza parlamentare.

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