Crisi di governo. E le riforme restano al palo – Dagli ammortizzatori sociali al nuovo fisco per finire ai lavori usuranti. La caduta dell’esecutivo avrà pesanti ripercussioni sul cammino del cambiamento

Dagli ammortizzatori sociali al nuovo fisco per finire ai lavori usuranti. La caduta dell'esecutivo avrà pesanti ripercussioni sul cammino del cambiamento

 

Welfare e fisco. E poi la riforma della giustizia e degli enti di ricerca. E’ lungo l’elenco delle riforme che potrebbero rimanere al palo a causa della crisi di governo.
Sono 28 i decreti delegati, sei legati alla riforma del lavoro e della previdenza.
Naturalmente non sarà uno stop totale. Infatti la “gestione degli affari correnti” rimane sempre nelle competenze di un esecutivo dimissionario. Rientrano in questo ambito molti dei 202 provvedimenti attuativi della Finanziaria, tra l’altro per 67 di questi è fissato un termine di emanazione.

Lavoro e previdenza

I primi a pagare il dazio della crisi potrebbero essere i lavoratori che svolgono attività usuranti, che, in base alla legge sul welfare, sarebbero dovuti andare in pensione tre anni prima degli altri. Entro il 1° primo aprile dovrebbe essere emanato il decreto con l’indicazione delle attività usuranti: quello che va capito e se un governo dimissionario possa intervenire su questo campo.

Invece ci dovrebbe essere il semaforo verde per quelle norme che attendono solo un decreto di attuazione. Come la revisione dei coefficienti di trasformazione, l’aumento dei benefici contributivi per i lavoratori esposti all’amianto, la riorganizzazione degli enti previdenziali e l’adeguamento dell’assegno per il nucleo familiare.

Rinvio a data da destinarsi per quanto riguarda la riforma degli ammortizzatori sociali a cui la legge 247 riserva una delega all’esecutivo affinché emani, entro l’inizio del prossimo anno, uno o più decreti per sostituire gli istituti esistenti con un unico strumento destinato al sostegno e al reinserimento al lavoro.
Anche alla riformulazione dell’apprendistato professionalizzante dovrebbe toccare la stessa sorte.

Infine ci sono le norme sul miglioramento dela sicurezza sul lavoro. Rischia di decadere tutto il nocciolo della legge n. 123/2007, che all’articolo 1 elenca i principi che dovrebbero ispirare il testo unico destinato a tutelare l’incolumità dei lavoratori.
Unica speranza è che il prvvediemnto venga agganciato ai decreti che il governo potrà emanare nella gestione degli affari correnti.

Giustizia e tasse

Tutto rimandato al prossimo governo, invece, per le deleghe realtive alal modifiche sull’ordinamento giudiziario. Lo stesso vale per le commissioni di studio previste dalla legge finanziaria e che avrebbero dovuto portare a una profonda da rivisitazione delle imposizione fiscale sugli immobili e sul trattamento di fine rapporto.

E finiscono alle calende greche le ipotesi di riforma della tassazione delle rendite finanziarie e dell’imposta sulle persone fisiche.

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