Riforma del lavoro, le norme “salva-precari”

Non solo articolo 18. Nel progetto di riforma della Fornero ci sono norme per eliminare le partite Iva "fasulle" e aumentare le tutele dei Cocopro

La logica potrebbe essere: aumentare la flessibilità in uscita e diminuirla in entrata. Anche se si parla quasi solo di articolo 18, nella riforma del lavoro della ministra Fornero ci sono anche interventi di un certo peso che riguardano la lotta al precariato e all’uso improprio dei cosiddetti contratti atipici, che ormai di “atipico” non hanno più nulla perché sono diventati la norma per entrare nel mondo del lavoro.

Il progetto di riforma del lavoro mette dei paletti a due modalità di accesso al lavoro diffuse: gli ormai comuni Cocopro e le partite Iva fittizie, cioè usate al posto di un contratto di tipo subordinato.

Stop alle finte partite Iva

Bonificare il mondo delle partite Iva da quelle “fasulle”, cioè quelle utilizzate (spesso imposte) dalle aziende per ridurre il costo del lavoro. La partita Iva è il regime tipico del libero professionista che offre le sue prestazioni a diversi clienti in modo autonomo. E invece nelle aziende si trovano spesso soggetti con partita Iva che devono rispettare orari, regole interne, ordini dei superiori. Ma quali sono i criteri per distinguere una partita Iva buona da una fasulla? La norma indica tre parametri di “falsità”:

•  se il rapporto di collaborazione dura più di 6 mesi all’anno,
•  se il reddito del collaboratore che arriva dalla partita Iva supera il 75% dei suoi redditi complessivi;
•  se il collaboratore ha una postazione di lavoro presso il committente.

Se ricorrono queste tre condizioni scatterà automaticamente una “presunzione” di lavoro subordinato e la conseguente conversione del rapporto a tempo indeterminato. Toccherà all’azienda dimostrare il contrario. Un’eccezione è prevista per soggetti  iscritti ad albi professionali.

Cocopro meno appetibili per le aziende

Giro di vite anche per le collaborazioni a progetto (Cocopro), che il governo vuole disincentivare attraverso:

•  una definizione più ristretta di “progetto“: non basterà più riproporre semplicemente l’oggetto sociale dell’impresa, ma dovrà essere specificata l’attività e l’organizzazione della stessa;
•  l’abolizione del generico concetto di “programma“;
•  la comparazione dell’attività del Cocopro con quella dei colleghi dipendenti: in caso di analogia scatta la presunzione di lavoro parasubordinato.

I Cocopro vengono ulteriormente avvicinati ai lavoratori dipendenti – rendendoli quindi meno appetibili per le aziende rispetto a questi ultimi – in altri due modi:

•  vietando le clausole contrattuali che consentono il recesso del committente (anche senza giusta causa) prima della scadenza del termine (o del completamento del progetto);
•  aumentando l’aliquota contributiva a carico dell’azienda che si avvicinerà a quelle previste per il lavoro dipendente. (A.D.M.)

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