Riforma lavoro, arriva il contratto unico a tutela progressiva

Un unico modello al posto degli attuali 48. Sono previste due fasi. Una d’ingresso della durata di tre anni, dove sarà possibile licenziare. E una di stabilizzazione del rapporto

Le trattative tra le parti sociali proseguono da tempo e lentamente il progetto di riforma del nuovo contratto di lavoro sta prendendo forma. L’articolo 18, con tutta probabilità non verrà toccato, mentre saranno eliminati tutte le figure contrattuali oggi esistenti, sostituite da n unico modello. Ma vediamo quali potrebbero essere le novità principali.

Contratto unico
Un solo modello contrattuale al posto degli attuali 48 censiti dall’Istat. Una frammentazione che penalizza soprattutto donne e giovani ed indicata come la causa principale dei bassi salari.
Il nuovo contratto è indicato con l’acronimo Cui (Contratto unico d’ingresso), con due fasi ben distinte: una d’ingresso che può durare fino a tre anni (ed è ammesso il licenziamento per motivi economici senza obbligo di reintegro, ma con obbligo di risarcimento). Alla scadenza della fase d’ingresso sarà possibile il licenziamento. Nella seconda fase, di stabilità, il lavoratore gode di tutte le tutele previste per il contratto a tempo indeterminato.

Tempo determinato
Viene fissato un tetto minimo per le retribuzioni. Il progetto di riforma prevede il divieto di assumere dipendenti a tempo determinato per i quali è corrisposto un salario inferiore ai 25mila euro lordi annui (o proporzionalmente inferiori per i periodi più brevi). Probabile tetto anche per i contratti a progetto e di lavoro autonomo continuativo che rappresentino più di due terzi del reddito di un lavoratore con la stessa azienda. Se questi contratti avranno una paga annua lorda inferiore ai 30mila euro saranno trasformati automaticamente in Cui.

Ammortizzatori sociali
Dovrebbe scomparire la cassa integrazione. Al suo posto il reddito minimo garantito nei casi di disoccupazione. Resta, però, il problema di come trovare le risorse necessarie all’obiettivo. E’ probabile che il passaggio dalla mobilità al reddito minimo di disoccupazione avvenga in modo graduale nel tempo.

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