Riforma del lavoro, nei contratti più garanzie per i precari. Ecco le nuove regole

I contratti a termine avranno più vincoli e saranno penalizzati economicamente. "In cambio" della riforma dell'art. 18, aumenta la stabilità in entrata

Una riforma del lavorodi rilievo storico“, l’ha definita il premier Monti. Sicuramente un parto travagliato. Ma dopo un lungo lavoro di mediazione e limature, il disegno di legge ha finalmente visto la luce. La partita si gioca su due concetti opposti: flessibilità/stabilità. Trovare la “quadra” non è stato affatto facile ed è ancora presto per capire se il governo ci è riuscito davvero. Per ora la formula è: aumentare la stabilità per chi entra nel mondo del lavoro e la flessibilità per chi esce.

Anche se la scena mediatica è stata rubata dall’articolo 18 (la flessibilità in uscita, appunto), la riforma introduce novità importanti anche sui contratti di lavoro, con lo scopo di aumentare le garanzie e quindi la stabilità dei neoassunti. Si cerca, in altre parole, di limitare l’uso dei contratti a termine e dei cosiddetti contratti atipici, che ormai di “atipico” non hanno più nulla perché sono diventati la norma per entrare nel mondo del lavoro (l‘80% dei giovani viene assunto a tempo determinato).

Assunzioni più stabili

Il Ddl stabilisce che il contratto “dominante” sarà quello a tempo indeterminato che inizia con l’apprendistato (attualmente una porta d’ingresso solo per il 15% dei giovani). Per ottenere questo risultato la riforma mira a rendere più onerosi i contratti a termine e a premiare la stabilizzazione degli stessi. In parole povere: si “obbligano” le aziende ad assumere stabilmente, ma si lascia loro la possibilità di licenziare più facilmente.

Ecco, in sintesi, cosa cambia per i principali contratti toccati dalla riforma.

 Tempo
 determinato
Aumenta il periodo di interruzione tra un contratto e l’altro:
 • 60 giorni (anziché 10) se il primo contratto è durato meno di 6 mesi;
 • 90 giorni (anziché 20) se il primo contratto è durato più di 6 mesi.

Aumentano dell’1,4% i contributi ma la maggiorazione potrà essere recuperata in caso di assunzione a tempo indeterminato (premio di stabilizzazione). Sono esclusi i contratti di sostituzione. L’aumento andrà a finanziare la nuova assicurazione sociale per l’impiego (Aspi).

Resta vietata la reiterazione oltre i 36 mesi, pena la trasformazione automatica in tempo indeterminato.

Non è obbligatorio indicare il motivo del licenziamento in caso di mancato rinnovo del primo contratto di durata massima di 6 mesi. “Salta il cosiddetto ‘causalone’ – ha spiegato la Fornero – una liberalizzazione importante che toglie burocrazia”.

 Apprendistato Diventa la forma privilegiata di avviamento al lavoro dei giovani fino ai 29 anni. Rispetto alla normativa attuale vengono introdotte alcune modifiche:

 •
durata minima di 6 mesi e massima di 3 anni;
 • rapporto di 3 apprendisti ogni 2 addetti in servizio (ora è di 1 a 1);
 •
minimo del 50% di conferme (30% nei primi tre anni di applicazione della legge) per avere la possibilità di continuare ad assumere in apprendistato (stabilizzazione);
 • obbligo del tutor per l’apprendista e possibilità per il datore di lavoro di certificare la formazione.

Sparisce il contratto di inserimento.

 Cocopro E’ necessaria una definizione più ristretta di “progetto”: non basterà più riproporre semplicemente l’oggetto sociale dell’impresa, ma dovrà essere specificata l’attività e l’organizzazione della stessa.

L’attività del collaboratore a progetto è confrontata con quella dei colleghi dipendenti: in caso di analogia scatta la presunzione di lavoro subordinato.

L’aliquota contributiva aumenta di un punto all’anno fino a raggiungere il 33% nel 2018.

 Partite Iva
La riforma vuole eliminare quelle “fasulle”. La partita Iva è il regime tipico del libero professionista che offre le sue prestazioni a diversi clienti in modo autonomo. Invece nelle aziende si trovano spesso soggetti con partita Iva che devono rispettare orari e regole interne.

Quindi scatta automaticamente una “presunzione” di lavoro subordinato e la  conversione del rapporto a tempo indeterminato quando ricorrono almeno 2 delle seguenti condizioni:

 • il rapporto di collaborazione dura più di 6 mesi all’anno,
 • il reddito che arriva dall’azienda supera il 75% dei redditi complessivi del collaboratore;
 • il collaboratore ha una postazione di lavoro presso il committente.

Le nuove regole saranno operative un anno dopo l’entrata in vigore della riforma. Sono esclusi i soggetti iscritti ad albi professionali.

 Lavoro
 intermittente
 (a chiamata)
E’ una forma contrattuale con cui il lavoratore (che deve avere meno di 25 anni o più di 45) si mette a disposizione del datore per prestazioni discontinue. Sarà obbligatoria una comunicazione amministrativa in forma molto snella (anche una telefonata) per ogni chiamata del lavoro.
 Associazione
 in
 partecipazione
L’intenzione è quella di lasciarla solo per le piccole attività familiari. La riforma propone infatti che siano associabili all’impresa massimo 5 persone con legami familiari di primo grado (genitori e figli).


(A.D.M.)

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