Riforma del Lavoro: contratti, ammortizzatori sociali e art. 18. Cosa potrebbe cambiare

Le linee guida dell'esecutivo sui punti cardine della riforma del mercato del lavoro

L’obiettivo è ambizioso: trattativa chiusa entro il 23 marzo. Dieci giorni per riformare il mercato del lavoro, così il ministro Elsa Fornero stringe i tempi per siglare l’intesa.
Le linee guida dell’esecutivo prevedono incentivi di mobilità, disoccupazione per apprendisti, una tantum per i cocopro e altre indennità si applicheranno, secondo il piano della Fornero, a tutti i lavoratori dipendenti privati e a quelli pubblici con contratto non a tempo indeterminato. Sarà accorciato anche il periodo di transizione della riforma e del cambio del sistema degli ammortizzatori sociali.

● CONTRATTI
Unico o no, l’intenzione è quella di ridurre drasticamente le tipologie contrattuali esistenti (46, secondo la Cgil). Con la riforma i contratti a termine costeranno di più (l’aliquota sarà dell’1,4%), in modo da scoraggiare le aziende a sfruttare tale tipologia contrattualistica a favore invece dei contratti di apprendistato, per i quali sono invece previsti contributi nulli o comunque bassissimi. Durante l’apprendistato il lavoratore non potrà essere licenziato se non per giustificato motivo e dovrà ricevere una formazione certificata.
Al termine dell’apprendistato l’azienda potrà decidere se stabilizzare il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato o se terminare il rapporto di lavoro.

● AMMORTIZZATORI SOCIALI
Nasce l’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi). Sostituisce le attuali indennità di mobilità, incentivi di mobilità, disoccupazione per apprendisti, una tantum cocopro e altre indennità. Lo strumento si applicherà a tutti i lavoratori dipendenti privati e ai lavoratori pubblici con contratto non a tempo indeterminato. I requisiti per accedervi prevedono 2 anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio.
La durata sarà di 12 mesi, che salgono a 15 per i lavoratori sopra i 58 anni. L’importo massimo sarà di circa 1.119 euro con l’abbattimento delle indennità del 15%dopo i primi sei mesi e un ulteriore 15% di abbattimento dopo altri sei mesi.
I nuovi ammortizzatori sociali verranno introdotti già da quest’anno e andranno a regime nel 2015 e non nel 2017 come era stato detto in precedenza.
La cassa integrazione straordinaria dovrebbe rimanere.

● LICENZIAMENTI E ARTICOLO 18
Uno dei capitoli più spinosi della riforma riguarda la disciplina prevista per i licenziamenti. Il capitolo è ancora aperto anche se l’ipotesi più accreditata è che l’articolo 18 nella formula attualmente in vigore venga limitato. Sarà applicato solo a tutela dei licenziamenti discriminatori, ma non per i licenziamenti economici o per motivi disciplinari. In questi ultimi casi il lavoratore riceverebbe un indennizzo economico proporzionale all’anzianità di servizio ma scomparirà l’obbligo di reintegro in azienda. Proposte diverse vengono fatte da Cisl, che vorrebbe limitare il reintegro ai licenziamenti per motivi economici ma non disciplinari. Le nuove regole sui licenziamenti si applicheranno inizialmente ai nuovi assunti ma non è escluso che dopo un paio d’anni siano estese a tutti.

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