Riforma ammortizzatori e politiche attive, si parte. Ma c’è il nodo costi

Orlando fa la prima mossa. Le reazioni dei sindacati

Semaforo arancione delle parti sociali e associazioni all’impianto di riforma degli ammortizzatori illustrato ieri dal Ministro del Lavoro Orlando. Passi avanti ma anche nodi ancora da sciogliere come testimoniano le dichiarazioni a margine dell’incontro.

“Abbiamo espresso al ministro del Lavoro che in generale la riforma degli ammortizzatori prospettata risponde all’esigenza di un sistema di protezione universalistico, che resta basato su una assicurazione obbligatoria, con un forte legame tra sostegni monetari e politiche attive. I principi generali coincidono con l’impostazione della Cisl, vediamo anche accolte alcune richieste da noi poste nel corso degli incontri tecnici, ma dobbiamo ancora migliorare e rafforzare misure, strumenti, regole di utilizzo”.

Così in una nota il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. “E’ evidente – prosegue – che il passaggio al nuovo disegno va realizzato con la opportuna gradualità e che, in ogni caso, è indispensabile l’accompagnamento a carico della fiscalità generale almeno per un quadriennio. Senza conoscere gli importi e le disponibilità finanziarie che il Governo destinerà è impossibile per noi fornire un giudizio compiuto. Come del resto è assai difficile valutare gli interventi previsti senza conoscerne i costi, a regime, per il sistema lavoratori-imprese”.

“Diverse – secondo Sbarra – le cose apprezzabili: il miglioramento del sistema di ammortizzatori in costanza di rapporto di lavoro nella direzione della universalità, in particolare ricomprendendo i datori di lavoro sotto i 6 dipendenti; l’ampliamento delle causali, con l’introduzione della cessazione di attività, una causale specifica per affrontare le transizioni e gli incentivi alla causale contratto di solidarietà; l’innalzamento del valore economico della prestazione; il potenziamento di Naspi e DisColl con particolare attenzione ai lavoratori discontinui; il sostegno al lavoro autonomo; il legame con le politiche attive”.

Sulla stessa linea Confartigianato che condivide le linee guida della riforma proposte dal ministro perché siamo convinti della necessità di costruire un sistema di protezione sociale più inclusivo ed equo, attento anche alla sostenibilità per le micro e piccole imprese”, ha affermato il presidente Marco Granelli, durante l’incontro. “Restiamo in attesa, però, di indicazioni determinanti sulla contribuzione e di poter quindi valutare l’impatto sul costo del lavoro -ha proseguito.

“Il documento predisposto dal ministero del lavoro segna certamente un passo in avanti, recependo alcune nostre proposte (tra le quali un meccanismo premiale in caso di mancato ricorso agli ammortizzatori sociali, il riconoscimento dei Workers Buyout quali strumenti di politica attiva del lavoro, l’attribuzione di risorse aggiuntive ai fondi paritetici interprofessionali qualora realizzino percorsi di formazione per lavoratori in cassa integrazione), ma lascia irrisolti diversi aspetti importanti per i quali avevamo manifestato la nostra preoccupazione, primo tra tutti il tema della contribuzione, sia in termini di quantum che di soggetto contributore”. E’ quanto affermato, invece, da Mauro Lusetti, Presidente dell’Alleanza delle Cooperative, anche e nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone.

“La riforma degli ammortizzatori non deve tradursi in un incremento degli oneri per le imprese del terziario e del turismo, che comporterebbe un aumento del costo del lavoro assolutamente da evitare in un momento come questo”. Questa la richiesta di Confesercenti. “Sarebbe una stangata, del tutto ingiustificata: terziario e turismo, grazie al Fis, si sono sempre dimostrati ampiamente capienti nei periodi ante-Covid. Noi – prosegue Confesercenti – condividiamo il principio dell’Universalità e l’idea di un ammortizzatore unico, ma crediamo anche che la riforma debba declinarli nel rispetto delle differenze tra i vari settori d’attività economica.

Per turismo e terziario, si potrebbe e dovrebbe universalizzare il FIS, delineando così un ammortizzatore unico per commercio, servizi e turismo. “Uno strumento da estendere con la prudenza e la gradualità suggerite da una crisi pandemica ancora preoccupante, e in grado di rispondere alle esigenze settoriali e dimensionali, garantendo coperture adeguate senza oneri insostenibili, soprattutto per le microimprese. L’auspicio – conclude l’associazione – è che il confronto prosegua prendendo in considerazione questi temi”.

Su un binario parallelo agli ammortizzatori, viaggia anche quello sulle politiche attive con il Ministro  Orlando che sul tema incontrerà le parti sociali il 2 settembre. Nello stesso mese, previsto anche un confronto con le Regioni. Ovviamente, come da copione, bisogna fare i conti con la coperta troppo corta e il nodo costi. Tra tutti, il più difficile da sciogliere.

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