Da Fedez agli scioperi: torna la protesta dei riders

Continuano le proteste e gli scioperi dei riders in vista Primo Maggio oltre alla pubblicazione di una lista di vip che non lasciano mai la mancia

Continuano le polemiche e gli scioperi dei riders che lavorano per le aziende del food delivery, come Deliveroo o Foodora, in concomitanza con la vicina Festa dei Lavoratori del Primo Maggio.

Nei giorni scorsi ci sono state manifestazioni a Torino, dove i fattorini si sono “sloggati” dalla piattaforma di Glovo, una delle aziende più attive nel settore, bloccando tutte le consegne nel quartiere di Santa Rita. A Bologna, invece, il collettivo dei Riders Union si è radunato in protesta davanti al Mc Donald di Piazza Maggiore.

Il loro obiettivo è fare pressione sulle aziende in modo da ottenere condizioni di lavoro più eque, ma anche esprimere lo scontento nei confronti delle promesse non mantenute dal Governo. Proprio Luigi Di Maio, l’attuale Ministro dello Sviluppo Economico nonché Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva sottolineato, pochi giorni dopo il suo insediamento, come i riders fossero simbolo di una generazione senza tutele e senza contratto, Da quel momento, però, nonostante le promesse, i tavoli di contrattazione e la presentazione di una proposta di legge al Ministero, le richieste sono rimaste inascoltate e i fattorini continuano a non vedere rispettati i loro diritti in quanto lavoratori a non  avere una copertura assicurativa adeguata, un contratto equo e una paga degna del loro lavoro.

Proprio in occasione del 25 aprile, Festa della Liberazione, i riders hanno deciso di diffondere una blacklist di tutti i vip che ordinano regolarmente cibo a domicilio e non lasciano la mancia. Questo per dimostrare che le aziende del settore, insieme anche ad Amazon, sono in possesso di molte informazioni, cedute dai clienti e dai lavoratori attraverso la cosiddetta profilazione e basano il loro giro d’affari anche su quello, con le cosiddette “black box” di dati. I riders hanno voluto sottolineare “il lato oscuro della gig economy” che fattura “in tutti i modi possibili, dal servizio di vendita del prodotto fino al trasporto a domicilio e alla mappatura dei dati, con la loro analisi e compravendita” come scrivono in un post sul gruppo Facebook Deliverance Milano nel post che continua in questo modo: “Entiamo nelle vostre case, vi portiamo il cibo e qualsiasi altra cosa vogliate, praticamnete a tutte le ore del giorno. Sappiamo tutto di voi, che cosa mangiate, dove abitate e che abitudini avete”.

Inutile dire che il loro attacco non ha lasciato indifferenti le star coinvolte causando un vero e proprio danno d’immagine ma ricordando che “come lo sappiamo noi lo sanno anche le aziende del delivery che sfruttano noi ma anche voi, speculando e vendendo i vostri dati”. In particolare è stata molto dura la reazione di Fedez che, in vacanza in Polinesia ha replicato direttamente sul suo profilo Instagram ha replicato dicendo: “Parlano tutti di lotta di classe 2.0 ponendo molta attenzione sulle mance, che – secondo il rapper – fanno parte di un retaggio americano che rappresenta il non puls ultra dello sfruttamento del capitalismo perché permette al datore di lavoro di pagare di meno ma è il modo meno sindacalizzato per lavorare”. Ha poi aggiunto che “a me le liste di proscrizione puzzano e hanno sempre puzzato di fascio”.

Ha poi repostato tra le sue stories un fotomontaggio di dubbio gusto che lo ritrae sorridente in bicicletta con la moglie, Chiara Ferragni, a cui sono state aggiunti i tipici contenitori porta cibo che identificano i riders.
Salvatore Aranzulla, anche lui nella lista invece ha pubblicato sul suo Instagram una foto a ristorante con la didascalia “questa sera non ordino a domicilio” e Maurizio Coruzzi, in arte Platinette si è difeso durante un’intervista a Radio Capital parlando di “un’intimidazione” e sostenendo che smetterà di utilizzare quel servizio “mi rivolgerò a una signora brasiliana che cucina benissimo e costa meno dei rider”.

Il post era in realtà rivolto alle aziende digitali, che rifiutano ogni tipo di confronto e non lascerebbero altra scelta ai lavoratori che “utilizzare i vostri punti deboli contro di voi”, pretendendo anche mance non tassate con trattenuta dell’iva e un’indennità di cassa dalle aziende che li costringono ad accettare soldi solo in contanti. Deliverance Milano ha poi risposto a Fedez sottolineando come “non è nostra intenzione prendere lezioni di lotta di classe da nessuno specialmente se impartite dal ‘pulpito social’ di sedicenti comunisti col rolex”. Non è mancato, infine, l’appello a non utilizzare quelle app almeno il primo maggio e il riferimento al prossimo sciopero che si terrà a Milano proprio durante la giornata dedicata alla Festa dei Lavoratori.

Da Fedez agli scioperi: torna la protesta dei riders