Rider licenziato via app: era iscritto al sindacato

A Bologna i sindacati sono sul piede di guerra contro Glovo, dopo il "taglio" di un rider in seguito all'iscrizione alla Uil

Il Ministro del Lavoro Di Maio ha portato in prima pagina la necessità di tutelare diritti e doveri dei rider e dei lavori nati negli ultimi anni, che costituiscono il folto panorama della gig economy.

Il tema dei rider “è il simbolo di una generazione abbandonata” di persone che “non hanno neanche le tutele minime” e le sue parole sembrano descrivere con precisione la situazione di migliaia di giovani lavoratori. E gli episodi a dimostrazione delle parole non mancano.

Come il rider di Glovo che a Bologna è stato licenziato via app dopo essersi iscritto ad un sindacato. “Qualche giorno fa un giovane lavoratore, un rider bolognese di una piattaforma per consegne, si è iscritto alla Uil: un paio di giorni dopo è stato licenzionato, con un freddo messaggio tramite app. Una casualità? Vedremo. Intanto abbiamo avviato un’azione legale a difesa del nostro iscritto e non ci fermeremo fino a quando non sarà accertata la verità dei fatti e il lavoratore non sarà riassunto” ha dichiarato Carmelo Barbagallo, segretario nazionale della Uil.

“Se davvero fosse stato licenziato perché iscritto a un sindacato o, magari, solo perché partecipe di qualche attività sindacale, saremmo di fronte a un fatto gravissimo. Sarebbe la prova, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che, per una parte dei cosiddetti nuovi lavori e delle piattaforme 4.0, abbiamo a che fare con forme di caporalato 4.0. Siamo sempre più convinti che per questi lavori occorra un contratto di lavoro subordinato, anche se governato da criteri di flessibilità. (…) Questa, dunque, è la nuova frontiera della difesa dei diritti e delle tutele del lavoro”.

Anche la Cgil e la Rider Union concordano con la posizione presa dalla Uil, tanto che hanno organizzato un presidio davanti a Mc Donald’s, che spesso si serve di Glovo per le consegne, come forma di protesta. L’obiettivo anche per la Cgil è quello di trovare “soluzioni per obbligare tutte le piattaforme a rispettare i diritti fondamentali e contrattuali dei lavoratori. Contemporaneamente, svilupperemo tutte le iniziative necessarie a convincere le piattaforme a sottoscrivere e applicare la Carta dei diritti fondamentali firmata a Bologna”.

Se i sindacati sono sul piede di guerra, non è da meno Glovo, che non concorda con la posizione di Cgil, Uil e Rider Union: l’azienda ha infatti affermato in un comunicato che l’account di Andrea Ramponi, il giovane lavoratore coinvolto nella vicenda, è stato disattivato temporaneamente per motivi che esulano dalla affiliazione sindacale e dalla sua attività di volantinaggio, che la società non conosceva. L’account è però poi stato attivato e ora Andrea può consegnare in tranquillità. L’azienda specifica che “il ripristino, completato in data 4 luglio, è stato comunicato tempestivamente all’interessato. Glovo precisa inoltre che “Andrea non ha subito, né ora né nei giorni successivi alla disattivazione temporanea, alcuna penalizzazione che possa in qualche modo aver limitato il suo accesso alla nostra piattaforma”.

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