Ricerca, Italia nella top 10. Con pochi fondi e sempre meno talenti

La ricerca in Italia produce più di quella di Svezia e Danimarca con la metà dei fondi. Ma perde talenti

La ricerca italiana è settima al mondo per impatto su scala mondiale, sopra a paesi che hanno investito in proporzione anche più del doppio come Danimarca (3,06%, 14esima) e Svezia (3,30%, 11esima). Lo rivela il cosiddetto H Index, l’indicatore che misura la produttività della ricerca con fattori come numero di pubblicazioni e citazioni ricevute: secondo la classifica, il nostro paese rimane nella top 10 mondiale davanti a “concorrenti” come Australia e le stesse Svezia e Danimarca.

POCHI FONDI E RISULTATI BRILLANTI? – Nel 2013 l’Italia ha investito l‘1,26% del Pil in Ricerca&Sviluppo, ben al di sotto della media Ue (2%) e degli obiettivi di spesa fissati dall’Europa per il 2020 (3%). In ogni caso, emerge come la ricerca italiana riesca a mantenere standard di qualità e quantità elevati a fronte di finanziamenti ridotti. Un dato positivo a prima vista, ma allarmante in prospettiva se si considerano i rischi sulla tenuta stessa del sistema e la sua debole capacità di influire sull’ecosistema economico.

RICERCATORI IN FUGA – La carenza di investimenti è una delle molle all’ormai celebre fuga di italiani all’estero. Proprio negli ultimi giorni una rielaborazione della Camera di Commercio di Monza e Brianza ha stimato il trasferimento fuori dall’Italia di 45mila under 40, una cifra pari a un aumento del 34,3% in più nel giro di due anni. La quota di “foreign professionals” inclusa nel fenomeno testimonia che sono soprattutto le risorse qualificate ad abbandonare il Paese. Ricercatori in testa: “E questo è un disastro. Significa che formiamo bene gli studenti grazie a una scuola secondaria molto forte e a università di eccellenza, ma il sistema non è in grado di investire su professionalità con un certo grado di qualifiche. La ricerca di qualità viene fatta, sì, ma spesso all’estero” evidenzia Fabio Sdogati, ordinario di Economia internazionale al Politecnico di Milano.
In Italia si contano circa 5 ricercatori ogni 1000 persone impiegate. Nel nostro paese, poco più dell’1% del Pil è destinato a Ricerca e Sviluppo. In Francia e Germania, dove gli investimenti sono superiori al 2%, il rapporto sale a 8,5 su 1000, fino ai 13 su 1000 della Svezia e i 14 su 1000 della Danimarca.

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