Regime forfettario: occhio al controllo di fatto e all’attività effettivamente esercitata

Il controllo di fatto di una SRL può precludere l’accesso al regime agevolato e che, al fine di verificarne l’effettiva esistenza, l’ufficio potrà procedere ad effettuare specifiche verifiche non esperibili in sede di interpello

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L’Agenzia delle Entrate, con la risposta a interpello n. 504 del 28 novembre 2019, è tornata ad occuparsi delle cause ostative all’applicazione del regime forfettario, ribadendo che il controllo di fatto di una SRL può precludere l’accesso al regime agevolato e che, al fine di verificarne l’effettiva esistenza, l’ufficio potrà procedere ad effettuare specifiche verifiche non esperibili in sede di interpello.

Nel caso di specie, una SRL composta da quattro professionisti, avendo tali soggetti l’intenzione di aprire partita IVA con il regime forfettario in modo poi da fatturare i propri compensi direttamente alla società, chiedeva chiarimenti in merito al controllo diretto o indiretto previsto come causa di esclusione dal regime agevolato. In particolare, l’istante, nel porre la domanda di chiarimento all’agenzia delle entrate, affermava che “poiché ciascuno dei soci detiene il 25% delle quote societarie e che tra gli stessi non vi sono vincoli di parentela, non sarebbe integrato il requisito del controllo diretto o indiretto previsto dalla seconda parte della lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della Legge n. 190 del 2014”.

L’Agenzia delle Entrate ha risposto con chiarezza dapprima citando la Legge n. 190/2014 e poi, per completezza d’informazione, la circolare n. 9/E del 10 aprile 2019.

La lettera d) del comma 57 della Legge n. 190/2014 prevede che “non possono applicare il regime forfettario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni”. Affinché operi tale causa ostativa, secondo la Circolare n. 9/E del 10 aprile 2019, è necessaria la compresenza:

  1. del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata;
  2. dell’esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.

Inoltre, sempre nella medesima circolare n. 9/E, è affermato che per la definizione di controllo, diretto e indiretto, occorre riferirsi all’articolo 2359 del codice civile, in base al quale “sono considerate controllate le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria, le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria e le società che sono sotto influenza dominante di un’altra in virtù di particolari vincoli contrattuali”.

Per definire quando una attività è riconducibile, sempre secondo la medesima circolare, occorre avere in ogni caso riguardo alle attività effettivamente svolte in concreto dal contribuente e dalla società a responsabilità limitata controllata, indipendentemente dai codici ATECO dichiarati, per valutarne la correlazione.

Nel caso dell’interpello, nessun professionista detiene una partecipazione di controllo tale da costituire causa ostativa all’ingresso nel regime forfettario. Tuttavia, precisa l’agenzia nella risposta all’interpello n. 504, non è da escludere l’esistenza di un controllo di fatto, circostanza non verificabile in sede di interpello ma che richiede un esame più approfondito.

Giovanni Fanni – Fisco 7

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