Il “regime fiscale di vantaggio”: come cambiano i contribuenti minimi dal 2012

Niente Iva e Irpef al 5% se il reddito non supera i 30mila euro: il "forfettone" diventa una robusta agevolazione per chi perde il lavoro e si mette in proprio

Il cosiddetto “regime dei minimi” cambia nome, regole e funzione. Ora si chiama “regime fiscale di vantaggio” e serve anche a sostenere chi perde il lavoro e vuole proseguire la stessa attività in forma autonoma. E’ l’ultima tappa della trasformazione subita dal cosiddetto “forfettone“, cioè il regime fiscale agevolato per i lavoratori autonomi con un fatturato annuo non superiore a 30mila euro che dal 2008 godono di una tassazione agevolata. Dal 2012 si riduce la platea dei destinatari e la durata, ma aumenta il vantaggio fiscale.

Le novità sono state introdotte dalla manovra del luglio 2011 che aveva modificato il regime di favore per le partite Iva “povere” ponendo condizioni più strette per accedervi e soprattutto una scadenza temporale di 5 anni. Una successiva circolare dell’Agenzia delle Entrate (scarica il pdf) ha dettato le regole operative del nuovo regime confermando che l’agevolazione si applica a chi si mette in proprio dopo aver lasciato – non per sua volontà – un lavoro dipendente.

I vantaggi

L’agevolazione fiscale è significativa:

imposta forfettaria, che sostituisce Irpef e Irap, del 5% per i primi 5 anni di attività (prima era del 20% ma senza limiti temporali). Il limite temporale non vale per gli under-30;
niente Iva, né a debito né a credito (cioè scaricabile), e obblighi contabili ridotti al minimo, esenzione dagli studi di settore e dalle comunicazione per lo spesometro.

I requisiti

Le condizioni oggettive restano quelle già previste per il regime dei minimi:

non avere compensi annui superiori a 30.000 euro;
• non avere spese per beni strumentali (affitti, attrezzi da lavoro ecc.) superiori a 15.000 euro;
non avere dipendenti o collaboratori (a progetto o occasionali);
non vendere all’estero e non distribuire utili ai soci.

Ma la legge di riforma prevedeva altre due condizioni soggettive precise:

il soggetto non deve aver esercitato nei 3 anni precedenti attività d’impresa, professionale o artistica;
la nuova attività non deve essere una prosecuzione di un’attività uguale ma svolta sotto altra forma (ad esempio non ha diritto all’agevolazione chi prima faceva lo stesso lavoro come dipendente o Cocopro).

Proprio su quest’ultimo punto interviene la circolare delle Entrate precisando che il limite “non opera laddove il contribuente dia prova di aver perso il lavoro o di essere in mobilità per cause indipendenti dalla propria volontà“. In sostanza se si viene licenziati non vale più il divieto di prosecuzione dell’attività lavorativa precedente. In questo caso – sottolinea l’Agenzia delle Entrate – non c’è chiaramente “finalità elusiva”, cioè non si cambia pelle solo per pagare meno tasse.

Come ottenere l’agevolazione

I contribuenti che hanno i requisiti per il regime di vantaggio devono presentare la dichiarazione di inizio attività con il modello AA9, come le partite Iva, barrando nel Quadro B la casella “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità previsto dall’articolo 2, commi 1 e 2 del DL 6 luglio 2011, n. 98″.

Il contribuente minimo deve comunque emettere fattura per le sue prestazioni ma senza aggiungere l’Iva e senza calcolare la ritenuta d’acconto. Sulla fattura vanno indicate entrambe le seguenti diciture:

“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 27, commi 1 e 2, D.L. 6 luglio 2011 n. 98” e
“Prestazione non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi del comma 5.2 del Provvedimento Agenzia delle entrate del 22.12.2011 n. 185820”.
(A.D.M.)

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