Nel Lazio arriva il reddito minimo garantito

Una misura che si ispira ai Paesi europei più avanzati. Un esempio per il resto d'Italia?


Italia delle contraddizioni: se la Lombardia si lamenta con il governo centrale per la carenza di fondi destinati alla cassa integrazione (però vara un proprio piano di incentivi auto), il Lazio lancia il reddito minimo garantito.

Piero Marrazzo, presidente della Regione, ha così annunciato la nuova misura: “Portiamo nella nostra regione un modello di tutela presente in tutti i Paesi europei più avanzati, la Francia, l’Austria, il Belgio, l’Olanda, i Paesi scandinavi e anglosassoni”.

Di che si tratta?
La legge istitutiva del reddito minimo garantito per disoccupati, inoccupati e precari prevede l’erogazione di una somma di denaro, fino a 7.000 euro l’anno, e una serie di prestazioni indirette, tra le quali l’erogazione di contributi per il canone d’affitto e per l’utilizzo gratuito dei mezzi pubblici locali.

I Comuni potranno quindi intervenire con una serie di prestazioni indirette volte a garantire la circolazione gratuita sui mezzi pubblici locali, favorire la fruizione di attività e servizi di carattere culturale, ricreativo o sportivo, contribuire al pagamento delle forniture di pubblici servizi, garantire la gratuità dei libri di testo scolastici.
Sempre i Comuni potranno prevedere l’erogazione di contributi per il canone di locazione.

Requisiti richiesti per ottenere i benefici: residenza nella regione da almeno 24 mesi al momento della presentazione della domanda, iscrizione alle liste di collocamento dei Centri per l’impiego, reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell’anno precedente.

Di reddito minimo garantito si parla da almeno una ventina d’anni. Allora, in fase espansiva dell’economia, si osservò che mentre la ricchezza sociale cresceva costantemente, la necessità di lavoro invece diminuiva. In pratica, il Pil globale aumentava ma i lavoratori continuavano a essere espulsi dal ciclo produttivo.
Alcuni teorizzarono perciò la possibilità di dare a tutti un reddito minimo garantito in forma di “assegno di cittadinanza” – tanto c’era abbastanza ricchezza disponibile – senza legare questo reddito al lavoro svolto.

Oggi, di fronte a una crisi economica che è anche e soprattutto crisi di liquidità, il reddito di cittadinanza assume un significato diverso: si tratta di sostenere i consumi nella speranza che il mercato si riprenda e per evitare eccessive fratture sociali.

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