Reddito di cittadinanza: un errore nella legge, domande a rischio

Il testo ha "eliminato" per sbaglio i figli maggiorenni dalla "scala di equivalenza" per stabilire il valore del sussidio. Un errore che rischia di provocare un brusco stop alle domande

Nella trascrizione delle modifiche al reddito di cittadinanza apportate nel corso dell’iter parlamentare al decreto legge originario, la Gazzetta ufficiale ha “eliminato” per sbaglio i componenti maggiorenni di una famiglia (a parte il richiedente del reddito di cittadinanza) dalla tabella dei moltiplicatori usati per stabilire l’entità del sussidio.
Un errore che rischia di provocare “un brusco stop” alle domande, perché il modulo dell’Inps riporta la versione corretta ma diversa da quella uscita sulla Gazzetta ufficiale.

L’ERRORE – La  legge 26 che istituisce il reddito di cittadinanza è sbagliata. Come spiega Repubblica, quando il testo del decreto di fine gennaio è stato modificato per inserire le modifiche approvate dal Parlamento, “un’intera frase è saltata”: quella che conteneva i parametri di equivalenza da applicare per determinare le somme aggiuntive a cui hanno diritto le famiglie con più componenti adulti.
Il risultato è che “il testo – legge dello Stato dal 29 marzo, giorno della pubblicazione della Gazzetta ufficiale – di fatto esclude dal sussidio i componenti maggiorenni diversi da chi ha fatto domanda di reddito”. Il testo approvato dal Consiglio dei ministri prevedeva che “il parametro della scala di equivalenza è pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di anni 18 e 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1”. La frase “è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di anni 18” è stata però eliminata in uno dei passaggi di voto al Parlamento con cui il decreto è stato in parte emendato, quando le parole “per ogni ulteriore componente” sono state sostituite dalla frase “Per ogni ulteriore componente di minore età, fino ad un massimo di 2,1, ovvero fino ad un massimo di 2,2 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini dell’Isee”.

RISCHIO STOP – A complicare ulteriormente le cose, il fatto che il modello di presentazione della domanda per accedere al reddito di cittadinanza rintracciabile sul sito dell’Inps sarebbe in contrasto con la legge riportando ancora la possibilità di inserire tutti i componenti del nucleo familiare sia minori sia maggiorenni. “Il modulo di domanda riscritto dall’Inps il 2 aprile dopo l’approvazione della legge per recepirne le novità riporta curiosamente il beneficio economico come doveva essere. E non com’è, legge alla mano”.
L’errore metterebbe così a rischio l’erogazione del reddito agli 845mila che ne hanno fatto finora domanda e che dovrebbero ricevere risposta entro il 15 aprile.  Così l’istituto “dovrà ritirare il modulo, fermare le nuove richieste e bloccare, fino a modifiche della norma incriminata, l’esame delle 854mila domande arrivate sin qui”.

IL MINISTERO: NESSUN PROBLEMA – Il ministero del Lavoro ha precisato che non c’è “nessun problema sulle domande: l’Inps lavora su norma autentica e corretta”. E spiegato che “c’è stato un errore di trascrizione degli uffici parlamentari sull’emendamento approvato in commissione. E’ stato già trasmesso alla Gazzetta ufficiale il testo modificato”. Il Ministero “ribadisce anche che non c’è alcun problema sulle domande già presentate. La scala di equivalenza non è un elemento della domanda, ma è solo descritta, peraltro correttamente, a fini informativi”.

 

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