Reddito di cittadinanza, stretta del Governo sui “furbetti” del divorzio

La commissione Lavoro in Senato ha approvato l'emendamento della Lega che punta a evitare che il divorzio venga usato come escamotage per avere diritto al trattamento

Il Reddito di Cittadinanza è una misura che di sicuro ha attratto l’interesse di quanti versano realmente in condizioni di preoccupante privazione da un punto di vista economico ma anche un numero piuttosto consistente di persone ingolosite dalla possibilità di potersi accaparrare una bella sommetta senza alzare un dito.
E allora, come ormai è noto, ecco che è partita la corsa al Reddito di Cittadinanza. Per molti ogni mezzo è lecito. Ben accetto dunque qualsiasi escamotage.

Proprio per questo – in particolare la Lega che più volte a dire il vero ha storto il naso sulla misura con la preoccupazione che potesse favorire una generazione di “divanisti” disincentivando l’iniziativa e la spinta verso la ricerca di una occupazione stabile – si è cercato di correre ai ripari per correggere il tiro inserendo alcuni paletti che potessero rendere la vita più difficile a quelli che sono stati ribattezzati ormai i furbetti del Reddito.

STRETTA SUI FURBETTI DEI DIVORZI – Cattive notizie per quanti hanno cambiato residenza in fretta e furia – situazione che nell’ultimo periodo si è verificato piuttosto spesso –  in modo da rientrare nei parametri necessari per ottenere il sussidio: resteranno a mani vuote.

CONTROLLI E VERIFICHE – La Commissione Lavoro in Senato ha infatti approvato l’emendamento della Lega che punta a evitare che il divorzio venga usato come escamotage per avere diritto al trattamento. C’è anche una data a fare da spartiacque:  qualora la separazione sia avvenuta dopo il primo settembre 2018, gli ex coniugi che facciano domanda saranno esclusi dal beneficio senza appositi “verbali certificati dalla polizia locale sul cambio di residenza”.

SALVINI ‘SALVATO” – Alcuni nodi restano ma il clima nell’esecutivo si è fatto senza dubbio più disteso specie dopo che Salvini è stato “salvato” dal M5S grazie al voto sulla piattaforma Rousseau che ha detto no nei confronti dell’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell’Interno sul Caso Diciotti. La Lega dunque retrocede dalla linea massimalista sulla quale spingeva fino a pochi giorni tanto che qualcuno aveva ipotizzato che fosse pronta a smontare la misura che invece viene catapultata nello schema dei compromessi necessari per non mandare tutto per aria.

Da declinare al passato, dunque, anche la proposta, sempre a trazione leghista, di introdurre un divieto di cumulo degli incentivi alle assunzioni legate al reddito con il bonus per l’assunzione di under 35 o disoccupati nel Mezzogiorno. La ministra per il Sud in quota 5 stelle, Barbara Lezzi aveva già tuonato contro i leghisti.

 

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