Reddito di cittadinanza penalizza famiglie numerose. Ecco perché

Fra emendamenti leghisti e tensione crescente fra i partner di governo, alcuni numeri sulla misura

Mentre la presentazione degli emendamenti al decreto sta creando qualche tensione dentro la maggioranza, dove il M5S guarda con sospetto ai movimenti leghisti temendo che proposte come l’anno di servizio civile obbligatorio o i paletti economici servano a ‘smontare’ il Reddito di Cittadinanza, l’analisi di alcuni numeri chiarisce come la misura vada a penalizzare le famiglie più numerose.

Il contributo all’affitto
Nel contratto di Governo – evidenzia l’analisi di Francesca Barbieri su Il Sole 24 Ore – il reddito di cittadinanza era nato come beneficio erogato a prescindere dalla condizione abitativa e pari a 780 euro per una famiglia composta da una sola persona. Il decretone pensioni-reddito (Dl 4/2019) prevede invece un reddito minimo di 500 euro mensili più 280 euro nella forma di contributo per l’affitto. Questa modalità – sottolinea uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica diretto da Carlo Cottarelli – consente di ridurre il peso del RdC sui conti pubblici in due modi. Da un lato, il sostegno per la casa non è erogato a tutti i destinatari della misura; dall’altro, la componente destinata all’affitto non aumenta all’aumentare dei componenti della famiglia. Motivo per cui il reddito di cittadinanza risulta meno generoso nei confronti delle famiglie numerose.

La scala di equivalenza
Fra scala Ocse e scala ISEE, il governo ha deciso di sviluppare una nuova scala di equivalenza molto meno generosa – sottolinea sempre il rapporto della Cattolica – rispetto a quelle menzionate. Secondo l’osservatorio dell’università Cattolica si tratta di altre risorse che non saranno erogate alle famiglie più numerose: circa 2,1 miliardi l’anno

I requisiti per il RdC
Anche sul piano dell’accesso alla misura le famiglie numerose risulterebbero penalizzate. Anche in questo caso in virtù della scelta delle scale di equivalenza. In particolare, il requisito del reddito familiare – inferiore ai 6mila euro per un single – utilizza coefficienti della scala di equivalenza sviluppata per il reddito di cittadinanza. Questo rende relativamente più difficile per le famiglie numerose rispettare il requisito del reddito familiare, rispetto alle famiglie composte da una sola persona.

Il report dell’Osservatorio Cpi fa l’esempio di un nucleo di 5 persone: 2 adulti e 3 minori, con un reddito (al netto dell’affitto) di 21.125 euro ogni anno. In questo caso l’Isee sarebbe pari a 6.500 euro, inferiore alla soglia prevista dal decreto legge. Il requisito del reddito familiare risulta però molto più stringente in quanto questo aumenta molto lentamente a causa della scala di equivalenza utilizzata. Per un nucleo così composto la soglia di reddito familiare sarebbe pari a 15.360 euro e non consentirebbe di accedere al beneficio.

Prendendo invece in considerazione un single con reddito (al netto dell’affitto) di 6.500 euro, va considerato che quest’ultimo valore corrisponde anche all’Isee in quanto per un single il coefficiente applicato in tutte le scale di equivalenza è 1. La soglia di reddito familiare sarebbe dunque pari a 9.360 euro.

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