Reddito di cittadinanza, paletti più rigidi per gli stranieri

Per gli stranieri servono anche la certificazione di reddito e patrimonio e la composizione del nucleo familiare dal paese d'origine, tradotte e timbrate in Italia

Giro di vite per gli stranieri che vogliono rientrare nella platea del reddito di cittadinanza. Passa in Commissione Lavoro del Senato l’emendamento della Lega al decretone, che prevede che i cittadini di Stati non appartenenti alla Ue debbano produrre “apposita certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’Autorità consolare italiana” per comprovare la composizione del nucleo familiare e e il rispetto dei requisiti di reddito e patrimonio.

Esentati i rifugiati politici e chi proviene da Paesi dai quali non è possibile ottenere la certificazione. L’elenco dei Paesi dove non sarebbe possibile acquisire la documentazione necessaria per la compilazione della dichiarazione sostitutiva unica ai fini Isee verrà stilato, con decreto del ministro del Lavoro di concerto con il ministro degli Affari esteri, entro tre mesi dall’entata in vigore delle misure.

Oltre ai requisiti fiscali e a quelli legati alla residenza in Italia, per chiedere il beneficio continuerà a essere sufficiente la presenza di un familiare in possesso di un permesso di soggiorno. Nella nuova formulazione dell’emendamento della Lega viene però specificato che il familiare può essere il coniuge o il partner con un’unione registrata. In alternativa si può trattare dei figli minori di 21 anni o degli ‘ascendenti’ del coniuge o del partner.

Approvato anche l’emendamento che prevede che sia il disoccupato a seguito di dimissioni volontarie a non poter ricevere il reddito nei dodici mesi successivi l’abbandono del lavoro, e non tutto il nucleo familiare come disposto dal testo originario. Resta confermato che la perdita del requisito non riguarda chi si sia dimesso per giusta causa.

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