Reddito di Cittadinanza, Inps e Istat dimezzano la platea

Il Governo replica: loro stime si basano su un database "meno affidabile” di quello del “Ministero del lavoro, usato e testato anche in passato”

Primi passi ufficiali per il Reddito di cittadinanza con la nascita del sito e la presentazione della prima card, che di fatto “inaugurano” il provvedimento. Nel frattempo,  dalle audizioni al Senato emergono i dati di chi ne beneficerà e sembra che la platea dei possibili beneficiari potrebbe essere inferiore, e non di poco, alle stime iniziali fornite dal governo.

ISTAT E INPS, PLATEA DIMEZZATA – Secondo l’Istat, infatti, i percettori totali si fermeranno a 2,7 milioni di persone, ancora più al ribasso le previsione dell’Inps con il presidente uscente Tito Boeri che parla di 2,4 milioni.
Numeri che non tornano e cifre quasi dimezzate rispetto a quelle indicate dal Governo che ha più volte riferito di una platea di “circa 5 milioni”.

LA REPLICA DEL GOVERNO – Interviene subito Pasquale Tridico, consulente del ministero del Lavoro, che in una nota prova a fare chiarezza: “La platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza così come scritto nella relazione tecnica bollinata dalla Ragioneria riguarda una stima di adesioni all’85% per circa 1,3 milioni di famiglie (e circa 4 milioni di persone). La stima dei nuclei potenziali è invece di circa 1,7 milioni per 4,9 milioni di cittadini. Le stime dell’Inps, al netto di quelli sulla pensione di cittadinanza – sostiene Tridico – si basano su un database “meno affidabile” di quello del “Ministero del lavoro, usato e testato anche in passato”.

SINGLE, CASALINGHE MA SPUNTANO ANCHE I LAUREATI – Secondo l’Istat, l’assegno interesserà una platea complessiva di 1,308 milioni di famiglie e 2 milioni e 706 mila persone. Ancora prima dei disoccupati, sono le casalinghe, le principali destinatarie del reddito di cittadinanza, oltre un quarto dell’intera platea, 422mila in età da lavoro che salgono a 679mila se si considerano tutte le età. Il sussidio sarà erogato per oltre la metà a famiglie residenti nel Mezzogiorno per unimporto medio di 5.045 euro l’anno. Fra i destinatari i nuclei familiari composti da soli cittadini italiani sono 1.056.000, circa l’81% del totale, quelli formati solo da stranieri (cittadini Ue e extracomunitari) 150mila (l’11,5% del totale). Le famiglie miste di italiani e stranieri sono 102.000, pari al 7,8% del totale.

Oltre il 62% i beneficiari in età da lavoro (tra i 16 e i 64 anni) che hanno al massimo la licenza elementare o nessun titolo (241mila soggetti) o il diploma di scuola media (878mila), ma ci sono anche 119mila (che salgono a 128mila se si guarda alla platea generale)  laureati o con titolo post-universitario. Insomma, sembra proprio che neppure avere un titolo di studio e il classico “pezzo di carta” da sfoggiare basti a salvare dalla morsa della povertà. 

Sono comunque i single i principali beneficiari, secondo l’Istat il 47,9% e oltre la metà secondo l’Inps, che riceveranno in media un sussidio annuo di 4 mila 469 euro (l’82,1% del reddito).

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