Reddito di cittadinanza: i lavori che si possono rifiutare senza perdere il sussidio

Se il compenso è inferiore ad 858 euro i beneficiari possono dire di no senza perdere il beneficio. Dai lavori stagionali ai part time, ecco quali sono

Un emendamento al Dl 4/2019 approvato al Senato ha stabilito che i beneficiari del reddito di cittadinanza avranno diritto a rifiutare un’offerta di lavoro nel caso in cui non sia economicamente congrua, ovvero inferiore del 10% rispetto “alla misura massima del beneficio fruibile dal singolo individuo”.

Poiché il reddito per un singolo può arrivare a 780 euro, è pari a 858 euro la soglia-limite oltre quale il lavoro proposto deve essere accettato. Un limite che, secondo le stime del Sole 24 Ore, riguarda, oltre 4 milioni e 200 mila lavoratori che oggi guadagnano meno di quella cifra. Il che significa ci sono delle proposte di lavoro che i titolari del reddito di cittadinanza potranno rifiutare senza perdere il sussidio.

OFFERTA CONGRUA – Tutto ruota intorno al concetto di “offerta congrua”. I requisiti sono tre e devono essere presenti tutti insieme: tempo indeterminato (o a termine o di somministrazione di almeno tre mesi); a tempo pieno o con un orario non inferiore all’80% dell’ultimo contratto di lavoro; retribuzione non inferiore ai minimi previsti dal contratti collettivi nazionali di lavoro.
E qui sta il punto. Perché un emendamento al Dl 4/2019 approvato al Senato ha aggiunto che l’offerta di lavoro congrua debba prevedere una retribuzione “superiore di almeno il 10 per cento del beneficio massimo fruibile da un solo individuo, inclusivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei residenti in abitazione in locazione”. Significa almeno 858 euro (780 euro +78) al mese.

I LAVORI CHE SI POSSONO RIFIUTARE – Ci sono sul mercato molteplici offerte occupazionali che, con il reddito di cittadinanza, potrebbero essere rifiutate. È il caso degli stagionali: un lavoro stagionale in agricoltura per 180 giornate annue al minimo contrattuale arriva a 505,05 euro al mese. Anche i part time sono inferiori agli 858 euro: un part time al 50% con il contratto alimentari-industria, di 5° livello, percepisce 807,41 euro per 20 ore settimanali; un commesso di negozio (sempre in part time al 50%, 4°livello) arriva a 808,34 euro. Un parrucchiere, al suo primo anno di apprendistato, ha una retribuzione pari a circa 828 euro al mese per 40 ore settimanali. Nelle imprese di pulizia e dei servizi integrati si calcola un 70% di part-time su circa 500mila lavoratori: pulitori, addetti mensa, portinai e manutentori potrebbero essere spinti a uscire, anziché entrare, dal mercato del lavoro. Per non parlare del lavoro domestico.

 

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