Reddito di cittadinanza flop: nessun impatto sul mondo del lavoro

Slitta al 2020 l'effetto del Reddito sul mercato del lavoro. Per ora, dice il Nadef, non emerge nessun incremento del tasso di occupazione

Nessun impatto sul mercato del lavoro dai 704mila beneficiari del Reddito di cittadinanza, considerati occupabili. Lo scrive nero su bianco il Ministero dell’Economia nella Nota di aggiornamento al Def  pubblicata nei giorni scorsi: “dai dati dell’indagine sulle forze di lavoro non emerge ancora pienamente l’incremento del tasso di partecipazione che sarebbe dovuto scaturire dall’adesione al reddito di cittadinanza (RdC) e dal conseguente patto per il lavoro”.

I motivi? Il sussidio è partito prima che tutta la struttura per far trovare lavoro ai disoccupati e ai beneficiari fosse pronta, così i percettori si sono trovati a ricevere gli accrediti sulla famosa card senza che lo Stato fornisse gli strumenti per trovare lavoro.

TROPPO PRESTO PER FARE UN BILANCIO – Sul fronte lavoro è ancora troppo presto per fare un bilancio delle conseguenze che ne derivano. “Nella seconda parte del 2019, la dinamica del mercato del lavoro risente degli effetti ritardati della debole fase ciclica e di quelli, ridimensionati, delle adesioni al Reddito di Cittadinanza e a Quota 100”.
Il numero degli occupati aumenta dello 0,5 per cento rispetto all’anno precedente e il tasso di disoccupazione si colloca intorno al 10,1 per cento. Ma l’origine non è rintracciabile nei patti per il lavoro o nel sostegno dei navigator, che sono scesi in campo solo a inizio settembre.
“La riduzione del tasso di disoccupazione rispetto al 2018 riflette principalmente il miglioramento del mercato del lavoro riscontrato nei primi sette mesi dell’anno in corso. Inoltre dai dati dell’indagine sulle forze di lavoro non emerge ancora pienamente l’incremento del tasso di partecipazione che sarebbe dovuto scaturire dall’adesione al reddito di cittadinanza (RdC) e dal conseguente patto per il lavoro. È ragionevole ipotizzare che l’attuazione completa del RdC avvenga con un certo ritardo rispetto alla previsione iniziale”.

I MOTIVI DEL FLOP – Di fatto lo Stato in questi mesi ha erogato il Reddito di Cittadinanza senza chiedere nulla in cambio. A sette mesi dall’avvio dei pagamenti del Rdc, solo dall’inizio di settembre sono partite le prime chiamate dei centri per l’impiego alla platea di 704mila “occupabili” sugli 843mila nuclei che beneficiano del Rdc (pari a 2,2 milioni di persone). Da Milano a Palermo, si stima che tra il 30% e il 40% dei soggetti contattati non ha risposto alle chiamate o agli sms provenienti dai Cpi. Anche ipotizzando che una parte abbia delle giustificazioni valide, resta l’elevata percentuale di mancate risposte. Senza trascurare che su un campione molto ristretto di questa platea, una prima indagine compiuta nei mesi scorsi dagli investigatori della Spesa pubblica della Guardia di Finanza ha messo in luce livelli di frode che si attestano tra il 60-70% dei casi sottoposti a controllo.

EFFETTI SUL LAVORO DAL 2020 – Secondo il MEF il problema è appunto il fatto che la completa attuazione della misura sta avvenendo con un certo ritardo rispetto alla previsione iniziale. Di conseguenza, si legge nella NADEF “l’incremento del tasso di partecipazione che nel DEF era stato attribuito principalmente al primo anno di entrata in vigore del provvedimento, è stato ora traslato in parte anche sul 2020, attraverso un moderato incremento del tasso di crescita delle forze lavoro”. Nelle previsioni del MEF questo significa che il tasso di disoccupazione aumenterà al 10% per poi ridursi al 9,5% entro il 2022.

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