Reddito di cittadinanza: flop o successo? Cosa dicono i numeri

Il reddito di cittadinanza funziona oppure no? Ecco cosa dicono i dati relativi alla lotta alla povertà e alle politiche attive del lavoro

Il reddito di cittadinanza funziona oppure no? La situazione è particolarmente intricata, e gli stessi dati, anche se da un lato ci aiutano a capire, dall’altro lasciano spazio a interpretazioni diverse.

Partiamo da questo, di dato: i beneficiari del reddito di cittadinanza in Italia oggi sono 2,3 milioni, di cui circa 791mila risultano occupabili (qui invece trovate chi può rifiutarsi di lavorare). Analizzando i numeri aggiornati al 10 dicembre 2019, è possibile osservare come coloro che hanno trovato lavoro sono solo 28mila, cioè il 3,6% del totale.

Un numero piuttosto risibile, soprattutto se si considera che potrebbero anche essere assunzioni svincolate dal reddito di cittadinanza, essendo avvenute da aprile 2019, quando la fase 2 dell’Rdc non era ancora partita. È solo da novembre, infatti, che i datori di lavoro hanno la possibilità di accedere ai vantaggi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato.

Reddito di cittadinanza: i vantaggi

Vero è che, se si guarda al numero di famiglie che percepisce il reddito di cittadinanza rispetto agli aventi diritto che il Governo Conte e il Movimento 5 Stelle avevano stimato inizialmente, siamo a oltre il 70%. Un buon risultato.

Inoltre, la cifra notevole stanziata per sostenere questa misura (25,9 miliardi per i prossimi 3 anni) rappresenta indubbiamente una presa di posizione importante per un Paese come l’Italia in cui la povertà assoluta riguardava, ancora a fine 2018, 1,8 milioni di famiglie e 5 milioni di individui, con il Sud in pole position.

Dal punto di vista assistenziale, e tralasciando qui i casi dei “furbetti” che provano a raggirare la normativa, la misura del reddito di cittadinanza fortemente voluta da Luigi Di Maio, Roberto Fico e gli altri del Movimento 5 Stelle sta sicuramente aiutando moltissimi italiani. Il problema, invece, si pone relativamente alle politiche attive del lavoro.

Reddito di cittadinanza: gli svantaggi

Proseguendo con i numeri, infatti, possiamo osservare i contratti a termine: l’Istat ha certificato che tra luglio 2018 e ottobre 2019 – ultimo dato disponibile – questi sono aumentati di 56mila unità. Ma secondo i calcoli Inps, il saldo tra assunzioni e cessazioni di contratti a termine a ottobre 2019 è pari a -20.133. Situazione simile per i contratti di somministrazione, dove si è passati addirittura da un saldo positivo di 16.747 ad uno negativo di -76.892.

Questo cosa sembra significare? Che alla scadenza dei contratti a termine di 12 mesi, i datori di lavoro preferiscono assumere nuovi lavoratori anziché rinnovare i contratti a termine, essendo diventati più onerosi a causa dell’aumento contributivo pari allo 0,5% che scatta a ogni rinnovo, e più a rischio contenzioso per via del ritorno delle causali.

Se guardiamo poi ai contratti a tempo indeterminato, anche qui il saldo netto tra nuovi contratti e cessazioni è negativo: -53.935, contro il +135.077 di luglio 2018. Tradotto, il mercato del lavoro si starebbe precarizzando ancora di più. Senza dubbio il 2020 sarà il banco di prova per misurare davvero se il reddito di cittadinanza e il decreto dignità stanno funzionando oppure no.

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