OCSE: robot e poca formazione mettono a rischio un lavoratore su sei

Secondo i dati dell'OCSE in Italia il 15,2% dei posti di lavoro potrà scomparire a causa dell'automazione e il 35,5% cambierà totalmente nei prossimi anni

Secondo i dati dell’Employment Outlook 2019 pubblicato dall’OCSE, in Italia con la progressiva automazione, il 15,2% dei posti di lavoro potrebbero scomparire, mettendo a rischio un lavoratore su sei.

Il report appena pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico non parla di una situazione preoccupante in Italia, ma anche nel resto del mondo. Davanti a posti di lavoro che non ci saranno più se ne creeranno altri di tipo diverso e in questo senso la formazione dei dipendenti è fondamentale per consentire a loro di allinearsi alle nuove richieste del mercato. Un alto tasso di mestieri, pari al 35,5% che si modificherà e si adatterà all’utilizzo di nuove tecnologie, con mansioni molto diverse rispetto a quelle che conosciamo oggi.

La situazione italiana è leggermente migliore rispetto ad altri Paesi europei con un tasso di lavori che scompariranno superiore, in particolare la Spagna è al 21,7%, la Germania al 18,4% e la Francia al 16,4%, ma il nostro paese è più a rischio perché il sistema di formazione non è attrezzato per consentire ai lavoratori di affrontare le sfide future.
Anche se il numero di occupati probabilmente non diminuirà, la qualità del lavoro e le disuguaglianze potrebbero peggiorare, con un maggiore rischio per i lavoratori dipendenti con bassa retribuzione, oltre ai precari e ai liberi professionisti che dipendono da un solo cliente. Queste categorie sono già le più vulnerabili perché hanno un limitato accesso alle protezioni sociali e alla formazione. Secondo il report, nonostante i nuovi strumenti implementati dal Governo in aiuto alle persone a rischio povertà nel 2018 – 2019 e gli ammortizzatori sociali, assicurare l’adeguata protezione anche ai lavoratori a rischio rimane una sfida aperta.

Soprattutto in questi casi la formazione rimane uno strumento fondamentale per migliorare la condizione dei lavoratori, ma spesso i corsi non sono abbastanza validi. L’aggiornamento professionale ha coinvolto nei Paesi analizzati dal report solo il 40% degli adulti con un’offerta spesso non di qualità.
Nel nostro paese, solo il 20,1% dei cittadini ha partecipato a programmi di formazione professionale nel 2018 e solamente il 60% delle imprese con più di 10 dipendenti offre un programma di formazione continua, mentre la media degli altri paesi è intorno al 75,2%.
In più c’è un grande divario nell’accesso alla formazione professionale tra i lavoratori di alta e di bassa qualifica, che spesso non riescono ad accedere al sistema formativo.

Come ultimo punto, il rapporto dell’OCSE sottolinea come nel sistema italiano di servizi pubblici per l’impiego manchi il personale qualificato, non ci siano strumenti informatici e risorse adeguate. La qualità dell’assistenza, oltre ad essere bassa, varia notevolmente all’interno del paese, con la necessità di un migliore coordinamento e di una revisione generale, in vista delle nuove sfide che i lavoratori sono chiamati ad affrontare.

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