Mal di merito. Il posto lo ottieni se hai la “spintarella”

Un sistema che, sottolinea l’autore, funziona con la connivenza della gente, come testimonia una recente ricerca dell’Isfol, in base alla quale un italiano su due dichiara di avere trovato un lavoro grazie alle amicizie, mentre sette ragazzi su dieci pensano che un “aiutino” serva a laurearsi in fretta.

Ma è davvero così corrotto il sistema di reclutamento delle nuove risorse?
Per capire il punto di vista di chi assume abbiamo consultato Paolo Citterio, presidente dell’Associazione Direttori Risorse Umane (Gidp/Hrda), attento conoscitore del mercato del lavoro (e voce interpellata da Floris nelle pagine del libro), che ci invita tuttavia a fare un distinguo.
«Esiste un’esigenza organizzativa, oltre che etica, che non ci consente di aderire alle richeste di chicchessia per assumere candidati. Pochi, davvero pochi, cedono a questo tipo di lusinghe.» Prosegue il fondatore di Gidp: «Differente è invece l’approccio della “segnalazione“. Spesso mi è infatti capitato di incontrare gente veramente in gamba (figli di amici, perché no?) che ho segnalato ad altre aziende con l’intenzione di fare un favore all’amico che presiedeva l’impresa, la direzione o il reparto e con la consapevolezza di presentare qualcuno che poteva rivelarsi una risorsa preziosa in quell’ambito professionale. Sono infatti sicuro di far felice il primo e il secondo per l’opportunità solo di farli incontrare, senza nessun ruolo di potere. Questa la definiamo una spinta di potere o un’opportunità per entrambi?»

(L.F.)

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