Pensioni, si apre il fronte dei lavori usuranti

Il segretario della Uil, Angeletti, allarga le maglie delle attività logoranti. Nell'elenco anche pompieri e baristi. Fuori: professori, politici e sindacalisti

 

Ha cominciato, qualche giorno fa, il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, includendo tra i lavori usuranti le maestre d’asilo.
Ieri, in un’intervista al Corriere della Sera, il segretario della Uil, Luigi Angeletti, è entrato a piedi uniti sulla questione. Bacchettando gli “amici del governo”.
L’elenco dei lavori usuranti stilato dal decreto Salvi, ha affermato il dirigente sindacale, è oramai insufficiente. La fatica non può più essere la discriminante perché nell’apparato produttivo ci sono “altri stress, quelli degli orari e dei turni“.

Un uscita, questa, che un pone un nuovo problema nella difficile trattativa sulle pensioni. Tanto più che le ipotesi, su cui  sta lavorando l’esecutivo, di esclusione da un eventuale innalzamento dell’età, partirebbero proprio dalle mansioni “particolarmente usuranti” indicate dalla normativa del 1999.

LAVORI USURANTI. LA DISCUSSIONE NEL FORUM

L’Angeletti pensiero scombina le carte in tavola, introducendo una discriminante che allunga sensibilmente la lista delle categorie interessate.
Il rilancio del segretario Uil comprende non solo le già citate maestre d’asilo, ma anche i vigili del fuoco, “… fanno i turni”, i portieri d’albergo, i poliziotti, i carabinieri e i dipendenti delle dogane.
Lavoratori che “si alzano presto alla mattina, vanno a dormire tardi alla sera. Lavorano di notte“.
Poi ancora i baristi, i bar “aprono presto alla mattina” e se ci sono “dieci persone che chiedono il caffè” non possono andare a fumarsi una sigaretta.
E i ballerini degli enti lirici. Angeletti si è detto d’accordo con chi propone di mandarli in pensione a 45 anni, anche se “sono pochissimi”.

Certo, chi ha fatto del ballo una professione non supera le trecento unità in tutto il paese.
Numeri diversi se si applicassero i criteri dello stress e dei turni alla generalità dei lavoratori. Si passerebbe dagli attuali 320 mila a parecchi milioni di lavoratori.

Con tutta probabilità, facendo due calcoli, i lavori non usuranti rischierebbero di essere la minoranza.
Nonostante il noto sindacalista,  bontà sua, faccia delle eccezioni. Professori universitari, piloti d’aereo, politici. Gli stessi sindacalisti. Casi in cui diventa possibile ipotizzare un età più alta per andare in pensione. Anche se “il principio base dovrebbe essere generale: la liberà di scelta se andare in pensione o restare al lavoro…”
Tanto per non esagerare

Nella tormentata trattativa delle pensioni ecco spuntare, dunque, un nuovo ostacolo. E in un paese rissoso, fatto di parrocchie e campanili come il nostro, era immaginabile che fosse così.
Anzi su questo fronte siamo all’inizio. Ammesso che si arrivi a un accordo, se passa il principio di escludere, da qualsiasi ritocco, i lavori usuranti, la bagarre si sposterà proprio su questo terreno.

Ieri Ferrero, oggi Angeletti. Domani partiti e sindacati. Ci sarà la conta degli iscritti e delle attività lavorative che rappresentano. Per poi “infilarle” nella white list dello sconto d’età.
La battaglia di retroguardia sull’abolizione dello scalone continua. Con tanti saluti alle riforme e al futuro delle nuove generazioni di lavoratori.

Fabio Cavallotti

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