Pochi soldi ai laureati

Complessivamente, le facoltà umanistiche vanno più a rilento di quelle scientifiche. Il motivo è semplice: mentre un ingegnere, un architetto o un farmacista neolaureato si trovano già con un “mestiere” in mano, un laureato in lettere o in lingue dovrà spendere ancora qualche anno per specializzarsi. In compenso, mentre i laureati nelle facoltà scientifiche sono concentrati in due o tre settori lavorativi, gli “umanisti” spaziano in professioni molto diverse tra loro e, spesso, distanti dal corso di studi intrapreso.
Va inoltre sottolineato che Lingue e Letterature straniere è la facoltà che in due anni ha compiuto il balzo più consistente dal punto di vista dell’occupazione: un +8 per cento che è del tutto in controtendenza rispetto al trend generale e che si spiega con la maggiore apertura internazionale del mercato del lavoro.

Tempi duri invece per chi si laurea in Scienze Statistiche: -4,8 per cento nel tasso di occupazione e addirittura -131,4 negli stipendi netti.
Ma i salari sono la nota dolente per tutti i laureati. Se i dati sono estremamente variabili da facoltà a facoltà, l’aggregato ci dice che nell’ultimo biennio sono aumentati complessivamente solo del 2,7 per cento; poco per stare al passo con il caro vita. Si calcola infatti che negli ultimi cinque anni le buste paga dei laureati hanno perso il 5,3 per cento del potere d’acquisto.
G.B.

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