“Tenetevi ben stretto il Tfr”

Lo afferma il professore Beppe Scienza. Pochi vantaggi e troppi rischi per chi ricorre alla previdenza integrativa

 

Pubblicità ed economisti. Sindacati e giuristi. L’appello al conferimento salva-pensione è pressoché unanime. Ma non convince il professor Scienza, perché il Tfr è ancora “un capolavoro insuperato di sicurezza per il futuro dei lavoratori“.
Meglio tenerselo stretto. L’analisi dei mercati finanziari, non l’ideologia, dimostra, secondo il docente di matematica dell’Università di Torino, quanto sia rischioso conferire la liquidazione nei fondi previdenziali.

Sul tema ha da poco pubblicato un libro. Il titolo è eloquente: “La pensione tradita“. Un pamphlet che mette in evidenza i lati oscuri della riforma previdenziale. A cominciare dai vantaggi economici, che sono sicuri, per Scienza, solo per i sindacati e le società di risparmio gestito.

A sei mesi dall’entrata in vigore della riforma come giudica la qualità dell’informazione fornita ai lavoratori? 

Gravemente ingannevole. Prendiamo la pubblicità del governo a favore della previdenza integrativa. Sostiene che “tutti i lavoratori del settore privato potranno scegliere in assoluta libertà se destinare il proprio Tfr futuro alla previdenza complementare“. Ma questa è una menzogna: chi ha scelto nel passato di aderire a un fondo pensione non può tirarsi indietro, anche se nello statuto del fondo era scritto che avrebbe potuto farlo. Inoltre viene taciuta una delle cose più gravi, ovvero che chi non comunica nessuna scelta verrà dirottato a viva forza in un fondo pensione.

Ad oggi, il sondaggio pubblicato su Alice economia  indica al 52% la quota dei lavoratori che si terranno il Tfr. Scelta imprevidente o saggia?

Scelta saggia e anche previdente. Fa bene chi non si lascia legare le mani, anche per mezzo secolo se è molto giovane e si tiene, invece, il Tfr in azienda. Fa bene chi non affida i propri soldi – e il Tfr sono soldi dei singoli lavoratori – agli sfasciacarrozze del risparmio gestito.
Ma tenersi la liquidazione è anche una scelta previdente per disporre di una pensione integrativa. Come infatti spiego ne “La pensione tradita“, un lavoratore potrà usarlo per convertirlo in futuro, in totale libertà e autonomia, in una pensione integrativa.

Lei sostiene che i vantaggi fiscali a favore dei lavoratori, previsti dalla riforma, sono ridicoli.

Facendo i conti giusti, che quasi nessuno fa per incompetenza o per mala fede, si scopre che il vantaggio fiscale per un lavoratore giovane è circa lo 0,50% annuo. Ma i costi della previdenza integrativa (costi di gestione, costi amministrativi, caricamenti, ecc.) vanno dallo 0,50 al 10% annuo e anche oltre. Quindi il beneficio fiscale è totalmente divorato dai costi, salvo per chi è vicinissimo alle pensione e ha redditi alti.

I sindacati sono stati molto attivi, nelle aziende e nelle fabbriche, nell’incentivare l’adesione ai fondi negoziali. Solo nell’interesse dei lavoratori?

Per cominciare chiamerei i fondi negoziali col loro nome: fondi pensione sindacali. Poi preferirei che i sindacalisti si occupassero, per esempio, dei morti sul lavoro, anziché fare concorrenza ai venditori di polizze vita.
Peraltro è probabile che molti funzionari sindacali, ai livelli bassi, siano in buona fede. D’altro canto un principio della vendita dei prodotti assicurativo-finanziari, che seguo dal 1976, è convincere il venditore. Infatti un venditore convinto è a sua volta più convincente di uno in mala fede.
Resta il fatto che il sindacato è l’unico soggetto, insieme all’industria del risparmio gestito, a trarre solo vantaggi dalla previdenza integrativa.


E’ vero che i fondi previdenziali sono tali solo di nome? Nel senso che sono soggetti a tutti i rischi di qualunque prodotto finanziario.

Questo è fuori discussione e viene ammesso persino da Assogestioni, cioè l’associazione che per statuto fa gli interessi del risparmio gestito. I fondi pensione vengono gestiti nella sostanza come i fondi comuni d’investimento. Quello che cambia è l’obbligo di lasciarvi i propri soldi fino all’età della pensione e poi di poterne prendere in contanti solo la metà, salvo alcune eccezioni.

In questi giorni ho visto i siti di numerosi fondi negoziali. Ebbene nessuno riporta il rendimento relativo agli anni passati. O almeno in modo comprensibile per il lavoratore medio. Perché?

I fondi pensione esistono da pochi anni, i primi circa dal 1998. Un periodo così breve è comunque poco significativo. In ogni modo i loro rendimenti dipendono soprattutto dai mercati e ne “La pensione tradita” riporto vari esempi di periodi in cui il Tfr ha reso più dei mercati finanziari, anche prescindendo dal minus di gestione tipico del risparmio gestito. Per esempio nei vent’anni dal 1962 al 1982 si ebbero perdite reali dell’81% per le azioni italiane e del 73% per i titoli di stato, ovvero in media un -77% (meno settanta sette per cento!).

Sono dati che fanno venire i brividi e dovrebbero fare riflettere quei sindacalisti – sicuramente un’ampia maggioranza – che hanno a cuore la sorte dei loro compagni di lavoro? oltre alla propria. Una pensione integrativa inizialmente ipotizzata di 500 euro mensili si riduce in un caso simile a 115 euro.

Il legislatore avrebbe potuto intraprendere altre strade per proteggere le pensioni dei lavoratori?

Questo è un problema molto più complesso. Io mi limito a dire cosa conviene fare dovendo decidere entro fine giugno 2007 la sorte del proprio Tfr. Anzi, vorrei precisare che per un lavoratore è prudente tenersi ben stretto il Tfr, che voti Alleanza Nazionale, Rifondazione Comunista, altro o anche non voti. Quanto affermo sui vantaggi del Tfr e sui gravissimi difetti e pericoli della previdenza integrativa si basa su valutazioni numeriche, che prescindono da qualsiasi considerazione di ordine politico o ideologico. 

Qual è il suo consiglio per gli indecisi?

Dopo tutto quello che ho detto e scritto, il mio consiglio è di tenere il Tfr in azienda. Almeno per un paio d’anni, in modo da vedere chi saranno i gestori e come si comporteranno. Non solo, invito chi ha già consegnato il modulo di adesione a un fondo di cercare di bloccare la pratica, recuperando il modulo e cambiando la propria scelta. Alcuni lavoratori mi hanno scritto di essere riusciti a farlo, accortisi delle trappole della previdenza integrativa dopo aver letto il mio libro, le mie interviste o gli articoli di Giuseppe Altamore su Famiglia Cristiana.

Fabio Cavallotti

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“Tenetevi ben stretto il Tfr”