Legge Biagi, il governo prepara le modifiche – Scompare il lavoro a chiamata e lo staff leasing. Rimane il contratto a progetto, ma le aliquote contributive passeranno al 33%. E arriva la totalizzazione dei contributi

Scompare il lavoro a chiamata e lo staff leasing. Rimane il contratto a progetto, ma le aliquote contributive passeranno al 33%. E arriva la totalizzazione dei contributi

 

Conto alla rovescia per la riforma del lavoro. Entro la fine di giugno il governo dovrebbe presentare un disegno di legge di modifica, assieme ai provvedimenti sul welfare da finanziarie con una parte del famoso tesoretto.

La ratio dell’intervento è quella di proporre incentivi alle aziende che passano da assunzioni da tempo determinato al contratto fisso.
Secondo i tecnici del ministro del lavoro “non ci sarà alcun stravolgimento” dell’impianto della legge. Di diverso parere l’opposizione che teme, come ha affermato l’ex ministro del Lavoro, Roberto Maroni, uno stravolgimento dettato “dalla furia ideologica di qualche politico nostalgico di altri sistemi”.

Sotto il torchio del cambiamento finiranno, prima di tutto, i contratti a termine. Sarà posto un limite alla durata – si dice tre anni – oltre il quale l’azienda verrà incentivata a passare al tempo indeterminato. Inoltre gli intervalli fra un rinnovo e l’altro saranno sottoposti a un rigoroso controllo.

Quasi certamente saranno eliminati il lavoro a chiamata (job on call) e lo staff leasing. La prima forma contrattuale prevede che un lavoratore resti a disposizione dell’azienda per far fronte a picchi produttivi. La seconda si realizza quando chi lavora è alle dipendenze di un’azienda, ma è assunto e pagato da un altro soggetto (le cosiddette agenzie per il lavoro).
Staff leasing e lavoro a chiamata sono oggetto di numerose critiche. In realtà la loro diffusione è sempre stata limitata e l’eventuale abrogazione non dovrebbe avere particolari ripercussioni per le imprese.

Il lavoro a progetto non dovrebbe subire cambiamenti. Invece si procederà a un innalzamento delle aliquote contributive per i lavoratori parasubordinati fino a raggiungere l’aliquota del 33%, cioè come nei contratti a tempo indeterminato.

Il riscatto della laurea a fini previdenziali sarà concesso a cifre più abbordabili. E ai lavoratori precari sarà concessa la cosiddetta “totalizzazione”, ovvero la possibilità di unificare i vari spezzoni contributivi versati a vari enti di previdenza (attualmente c’è il limite dei sei anni, al di sotto del quale i versamenti si perdono).

Infine saranno introdotti contributi figurativi per coprire i mancati versamenti nei periodi in cui i precari non lavorano. E alle aziende sotto i 15 dipendenti sarà concessa la possibilità di utilizzare la cassa integrazione purché auto-finanziata.

F.C.

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