Le spese per i politici sono aumentate di 200 milioni di euro

L'appetito viene mangiando. E così partiti, dipendenti pubblici e organi dello Stato chiedono sempre di più. I dati della Ragioneria dello Stato segnalano una decisa impennata dei costi per il triennio 2004-2006

 

Gargantua e Pantagruel in confronto ai nostri politici sono due anoressici. La torta del denaro pubblico continua ad essere ingoiata con un’ingordigia che sembra non avere limite. Le numerose promesse di voler ridurre i costi del sistema rimangono vuote promesse.

Può apparire un ritornello, alle lunghe noioso. Forse si corre il rischio di cadere nel qualunquismo e nella demagogia. Ma non è così. Documenti ufficiali alla mano è doveroso gridare allo scandalo, soprattutto pensando ai grandi sacrifici che i cittadini – soprattutto dopo l’arrivo dell’euro – hanno e devono sopportare.

Prendiamo, a caso, il rapporto della Ragioneria generale della Stato sulle spese 2006 raffrontate con i due anni precedenti. Ebbene in questo breve lasso di tempo i costi della politica sono aumentati di quasi 200 milioni di euro.

Un dato sconfortante se confrontato con le statistiche ufficiali sulla distribuzione della ricchezza nella penisola. Il recente studio dell’Eurispes, elaborato su dati Eurostat e Ocse, mette l’Italia al penultimo posto, dietro al Portogallo, nella classifica dei salari.

Pochi aumenti, tante tasse e contributi sociali record. E’ questa la diabolica alchimia che schiaccia lo stipendio e, in generale, il reddito dei cittadini.

Affari nostri. La casta guarda al proprio portafoglio. Ed ecco allora che dal 2004 i trasferimenti ai partiti politici sono cresciuti del 28,68%. Eppure nel referendum del 1993, il 90% dei cittadini italiani si espresse per l’abolizione dei finanziamento pubblico.
Fatto giudicato irrilevante per la partitocrazia che, al gran completo, da sinistra a destra, decise un reintrodurre il finanziamento pubblico. Punto.

Scorrendo il documento dell’organo contabile non mancano altre sorprese. La seconda voce che più ha influito sul poderoso aumento delle spese è quella degli stipendi per i dipendenti della presidenza del Consiglio In due anni sono cresciuti del 20,71%.
Gli altri dipendenti pubblici si sono dovuti accontentare del 10,16% in più.
Spese in crescita anche per gli organi costituzionali (+ 8,50%), gli istituti di patronato (+ 11,14%) e gli enti di previdenza (+ 7,73%).

Ci sono anche voci che registrano un bel segno negativo. Ma, del tutto casualmente, riguardano ambiti tendenzialmente lontani dal mondo politico.
Per esempio il fondo per il sostegno all’occupazione ha visto ridurre i trasferimenti del 31,53%. Sforbiciata anche per i contributi pubblici: – 50% per le scuole paritarie, – 5,81% per gli enti culturali e – 1,09% per l’abbattimento dei tassi d’interesse sui prestiti contratti dalle imprese.

F.C.

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