Tfr, lavoratori ancora indecisi

Prediamo l’opuscolo diffuso dall’Inps, ma lo stesso vale per il sito del ministero sulla riforma. Difficile che possano essere di reale aiuto.
In essi è riassunta la normativa e l’arcinoto meccanismo del silenzio-assenso. E’ spiegato che il metodo contributivo porterà ad avere pensioni più basse delle attuali e che per evitare ciò sarà necessario ricorrere alla previdenza complementare. Ci sono tante definizioni: cos’è il Tfr, cosa sono i fondi pensione. E’ descritto il regime fiscale

In concreto, però, non è fornito alcun strumento operativo per la scelta. Meglio il fondo aperto o negoziale? E quali sono i rendimenti? Il capitale è garantito? Esistono fonti, istituzioni che forniscono dati sull’andamento della rendita investita?
Questi sono alcuni dei dubbi che molti lavoratori hanno. Per molti significa addentrarsi in un terreno tutto nuovo, sconosciuto.

Poi va considerato che oggi il Tfr è utilizzato come ammortizzatore sociale, a cui ricorrere nei casi di difficoltà, come, per esempio, un licenziamento. E in mancanza di una riforma degli ammortizzatori diventa estremamente difficile convincere i lavoratori a privarsi dell’unico cuscinetto disponibile. Il ministro Damiano ne prenda nota e, prima di lanciarsi in proclami fuorvianti, farebbe bene ad agire – insieme all’esecutivo – su questo fronte.
L’avvio della riforma della previdenza complementare è stato affrettato, senza che fossero sistemati tutti i tasselli in gradi di garantirne il successo.

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia, ma non sa quel che trova. Questo vecchio proverbio descrive perfettamente quello che stanno facendo i lavoratori che, nel dubbio, hanno per ora deciso di lasciare la liquidazione dove si trova.

A dimostrazione che le adesioni sono inferiori alle attese, circolano insistenti voci di una possibile proroga del termine del 30 giugno, la data entro il quale andrebbe fatta la scelta sulla destinazione della liquidazione. 

Fabio Cavallotti

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Tfr, lavoratori ancora indecisi