Pubblico impiego. E pur si muove

Aumenti discussi, stabilizzazione criticata, valutazione della produttività da definire? Tra uno sciopero che viene confermato a maggio e un applauso al Ministro, qualcosa forse sta cambiando



La direttiva per riformare la pubblica amministrazione ha assunto una configurazione pressoché definitiva e il rinnovo del contratto dovrebbe essere lì, lì.
Le novità introdotte non sono di poco conto, da queste emerge l’intenzione di avviare una riforma che conduca a una riorganizzazione del settore, a partire dalla lotta al precariato, per passare all’introduzione di principi meritocratici per l’accesso alla carriera, all’incentivazione alla mobilità, al blocco delle esternalizzazioni…

Capitolo rovente al tavolo della trattativa, tutt’ora aperto, è l’aumento dei salari dei dipendenti pubblici: il segretario generale della Uil-Pubblica Amministrazione, Salvatore Bosco, denuncia il proprio disappunto nelle pagine de Il Sole 24 Ore «Nella direttiva lo stesso aumento retributivo per i dipendenti statali scende da 101 a 92 euro circa. L’incremento complessivo pattuito per il biennio economico 2006/2007 era del 5,01%, mentre nella direttiva c’è scritto 4,46 per cento».

Nel frattempo da Washington, il Fondo monetario internazionale, nel presentare il rapporto semestrale sullo stato dell’economia mondiale (World Economic Outlook), esprime un giudizio positivo sull’andamento dei conti dello Stato, ma sottolinea l’importanza di interventi che contengano la spesa pubblica: «Il governo italiano è sulla strada giusta per migliorare la situazione della finanza pubblica ma servono interventi efficaci dal lato della spesa, in particolare una moderazione degli aumenti salariali nel pubblico impiego».
Ovvero, complimenti se le entrate fiscali si rivelano superiori al previsto (dopo anni di impegni disattesi) ma attenzione a non bruciare il “tesoretto” di Padoa Schioppa con atteggiamenti troppo munifici nei confronti dei dipendenti statali, meglio impegnarsi a ridurre il deficit e il debito pubblico.

Nell’ambito della stabilizzazione del pubblico impiego, persino l’assunzione dei precari suscita polemiche: «Ora tutti diventano dottori», tuona il titolo di un articolo di Italia Oggi. La critica che muove il quotidiano in carta gialla al Ministro Nicolais, è quella di attuare una “sanatoria dei titoli di studio“. La regolarizzazione di chi già lavora all’interno di una struttura statale prevede infatti che se l’amministrazione ha dato un incarico temporaneo da funzionario a un lavoratore in possesso del solo diploma, adesso la stessa persona andrà inquadrata a livello di funzionario, nonostante tale posizione richieda la laurea.

Anche la tanto auspicata introduzione di una sorta di “pagella dei servizi“, con valutazione periodica del personale (ed eventuali sanzioni nel caso di performance negative) lascia aperta un incognita: a quale organismo verrà delegato il controllo? La scelta sembra orientarsi per il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), dove però non sembrano esserci le condizioni, in grado di garantire una reale autonomia di giudizio.
…E pur si muove!

Laura Ferrari

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Pubblico impiego. E pur si muove