Il Tfr? I lavoratori preferiscono tenerlo

La maggioranza dei lavoratori ha scarsa fiducia nei fondi e preferisce lasciare la liquidazione in azienda. Una scelta, probabilmente, dettata dalla scarsa informazione sulla riforma

 

La riforma del Tfr non decolla. I lavoratori preferiscono tenersi la liquidazione piuttosto che investirla in un fondo pensione. Il 58% dei dipendenti delle imprese con meno di 50 dipendenti dichiara l’intenzione di lasciare il Tfr in azienda. Solo il 24% ritiene opportuno scegliere la strada della previdenza complementare. E anche nelle aziende più grandi, con più di 50 assunti, la tendenza, seppure meno accentuata, non è molto diversa. La percentuale a favore dei fondi si attesta al 42%, mentre l’opzione Tfr in azienda (che è trasferito al fondo Inps), raggiunge un ragguardevole 39%.

E’ questo il risultato del monitoraggio effettuato all’inizio 2007 da Gfk Eurisko per conto di Assogestioni (l’associazione del risparmio gestito che rappresenta le società di gestione del risparmio).
I risultati dell’indagine sono particolarmente significativi perché sono stati coinvolti lavoratori di 22 – 55 anni cioè quella fascia d’età che più sarà colpita – complice il metodo contributivo – dalla riduzione del trattamento pensionistico. Peraltro l’indagine Eurisko conferma i risultati del nostro sondaggio, messo online lo scorso dicembre. Il 53% degli utenti ha dichiarato di volersi tenere il Tfr, mentre l’opzione previdenza complementare è stata scelta dal 17,4% dei votanti. Ragguardevole la percentuale degli indecisi, il 29,6%.

La conclusione che si può trarre sembra abbastanza chiara: i fondi, come investimento per assicurarsi un rendita durante la vecchiaia, non convincono. Un fatto preoccupante. E tutto italiano. Negli altri paesi europei, dove è stato introdotto un medesimo meccanismo di silenzio assenso, l’adesione a forme previdenziali complementari è stata superiore al 70%.

Perché c’è tanta ritrosia ad imboccare al strada dei fondi?
Probabilmente esiste un difetto di informazione. La riforma del Tfr è stata anticipata di un anno senza il necessario supporto di formazione.

Concetti come fondi, rendimenti, costi di gestione sono, per chi lavora, del tutto nuovi. Una scelta ponderata richiede una minima conoscenza in materia finanziaria. Invece “i lavoratori”, come ha affermato il presidente di Assogestioni, Guido Camarano, “non sono stati preparati a questa nuova realtà e questo ha fatto emergere un atteggiamento di circospezione se non di paura“.

Una diffidenza alimentata anche dal timore di dover affrontare nuovi costi e commissioni. E anche in questo caso la mancanza d’informazione è la caratteristica predominante.
Una rapida indagine sul web non aiuta, anzi. Per esempio i siti istituzionali dei fondi di categoria sono generalmente parchi nel fornire dettagliate notizie sulle spese e sui costi di gestione da affrontare. Senza contare – come ha fatto notare il professor Marcello Messori in un’intervista sul Corriere della Sera – che, per quanto riguarda i fondi di categoria, mancano delle analisi sui contratti per l’erogazione delle rendite. Un servizio che inevitabilmente avrà un significativo costo in futuro.

Tra carenza di informazione e un mercato dei fondi poco trasparente, è comprensibile la scelta dei lavoratori. Piuttosto che prendere una decisione, irreversibile, si preferisce tenere il Tfr in azienda.

La speranza è che questa tattica attendista duri il tempo necessario per conoscere meglio gli elementi su cui fondare una scelta ragionata. Magari grazie all’intervento delle istituzioni. E’ auspicabile che sia fornita maggiore informazione, senza delegarla a soggetti di parte, sindacati o società di gestione. Inoltre diventa necessario un pressing sui soggetti competenti affinché forniscano su ogni prodotto la maggiore trasparenza possibile.

Su questa strada, il primo passo lo fa l’Inps che ha annunciato l’invio a casa di un opuscolo con informazioni dettagliate sulla riforma. Il depliant si chiama “Scegliere oggi pensando al domani” e sarà accompagnato dal rendiconto previdenziale 2005-2006. I primi a riceverlo saranno i giovani. Nel rendiconto, il lavoratore troverà prospetti retributivi, accrediti figurativi, imponibile previdenziale, aziende e qualifica.

Fabio Cavallotti

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