Lavoro dipendente: 52 modi per dire “assenza giustificata”

Sono decine le tipologie di permesso a disposizione dei dipendenti. Che spesso non conoscono i propri diritti



Ferie, malattia, matrimonio, maternità? sono le occasioni più note che permettono ai dipendenti di assentarsi dal posto di lavoro con lecita giustificazione.
Ma la conoscenza della legge e la “creatività” di chi lavora è spesso inferiore a quella del legislatore, che ha scrupolosamente predisposto ben 52 diverse tipologie di astensione dal lavoro. Decine di causali diverse costituiscono un fitto elenco, e richiedono l’adempimento da parte del lavoratore di oneri precisi (modalità di comunicazione, documenti giustificativi da presentare, tempi da rispettare?) a fronte dei quali spetta il beneficio dell’assenza giustificata, con (o senza) retribuzione e del trattamento contributivo, regolati per legge.
E’ comprensibile che il datore di lavoro non pubblicizzi troppo la variegata casistica delle astensioni dal lavoro, dal momento che è stato stimato che nelle piccole e medie imprese l’assenza temporanea incide sulla produzione per una percentuale che può superare il 7% (con la causale delle brevi malattie in testa alla classifica), ma ci si dovrebbe altresì aspettare che il lavoratore sia a conoscenza dei propri diritti e ne faccia un uso appropriato e responsabile.

Ecco alcune specifiche causali, che giustificano la scrivania vuota per periodi più o meno lunghi, che forse non tutti conoscono?

La donazione del sangue e quella di midollo osseo, ad esempio, permettono al donatore (che sia dipendente a tempo indeterminato, determinato o part-time) di astenersi dal lavoro per l’intera giornata, con intera retribuzione. Occorre comunicare per tempo il giorno in cui si intende chiedere il permesso e produrre, al rientro in servizio, la certificazione rilasciata dalla struttura sanitaria con l’indicazione dell’avvenuta donazione.

Ai lavoratori eletti a incarichi pubblici, che devono svolgere le funzioni di presidente dei seggio, segretario, scrutatore e rappresentante di lista, compete la stessa retribuzione che avrebbe percepito se avesse lavorato, così pure chi è chiamato a comparire in tribunale o riceve una nomina a giudice popolare.
Si cerca inoltre di garantire il diritto allo studio anche a chi, pur avendo già intrapreso l’attività lavorativa, decide di migliorare la propria formazione: il lavoratore con almeno cinque anni di anzianità, può richiedere un periodo di aspettativa (anche frazionabile) sino a un massimo di 11 mesi per la propria formazione scolastica, culturale o professionale.

Meno noti sono i permessi retribuiti concessi (sia nel caso di calamità naturale che per esercitazioni) a chi presta attività di volontariato nella protezione civile e nel soccorso alpino; mentre il dipendente al quale venga riconosciuta la qualifica di “cooperante” presso la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, può chiedere il collocamento in aspettativa non retribuita ai sensi della legge n. 49/87.

Se si pensa non sia facile sottrarsi agli impegni che richiede la macchina produttiva, la conoscenza delle diverse tipologie di permesso può giovare a migliorare l’equilibrio tra vita privata e professionale.

(L.F.)

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