Pensioni, è necessario lavorare di più

Una scommessa vedere quanta strada farà questa proposta.
Attualmente, di certo, c’è il nuovo allarme sui conti lanciato dalla Ragioneria dello Stato. Secondo l’organo contabile solo rispettando lo scalone del 2008 (in pensione a 60 anni) e rivedendo al ribasso i coefficienti di trasformazione (il moltiplicatore delle somme accantonate nel corso di vita lavorativa per calcolare la pensione lorda) si potrà evitare l’esplosione della spesa.
Se, dal 2008, rimarrà il limite dei 60 anni per la pensione di anzianità e, contemporaneamente, si abbasseranno i coefficienti, la spesa previdenziale crescerà nei prossimi trent’anni di circa un punto di Prodotto interno lordo (Pil), passando dal 14,1% del 2005 al 15,1% del 2035.
Situazione, invece, ben diversa nel caso rimanessero immutati i coefficienti. La spesa, a partire dal 2020, schizzerebbe all’insù fino a sfiorare nel 2050 una percentuale sul Pil del 15,8%.

Numeri che rendono sicuramente difficile per l’esecutivo centrare il duplice obiettivo di abolire lo scalone, che a regime sarà in grado di generare un risparmio di circa 9 miliardi di euro, e di contenere la crescita della spesa.
Ma la riforma delle pensioni non può essere rinviata all’infinito. Sarebbe, altrimenti, troppo alto il prezzo da pagare, anzi in parte lo è già. Come ha detto il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, l’ipetrofia del sistema previdenziale è un macinio che di fatto impedisce di realizzare interventi di protezione sociale.

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Pensioni, è necessario lavorare di più