La riforma può attendere

Verso gli scalini

Lo studio dell’istituto rileva una situazione estremamente fragile, soprattutto sul fronte della spesa. Il numero dei giovani pensionati è ancora troppo alto, alla luce del progressivo innalzamento della vita media. Allarme accentuato dai recenti dati Inps, secondo i quali, nel 2006, le pensioni di anzianità liquidate sono aumentate del 34% rispetto al 2005.

Un panorama che sembra, però, non dare la spinta decisiva sulla strada della riforma strutturale.
Il governo, che nel memorandum d’intesa con i sindacati, si era preso l’impegno fissare le linee d’intervento entro il 31 marzo, sembra orientato a prendere ancora tempo.

Probabilmente solo a maggio e prima delle elezioni amministrative si potrà capire quale sarà il futuro delle nostre pensioni.
Le difficoltà della maggioranza ruotano attorno all’abolizione dello scalone della riforma Tremonti Maroni. Nella migliore tradizione italiana, la soluzione che potrebbe profilarsi sa molto di compromesso.

Tra i riformisti, disponibili all’innalzamento dell’età o ad adottare eventuali disincentivi e la sinistra radicale, che chiede, tout court, l’abolizione dello scalone, sembra prevalere l’ipotesi degli “scalini“. E’ questa la soluzione caldeggiata da Palazzo Chigi. Questa ipotesi consentirebbe di andare in pensione a 58 anni d’età, 35 anni di contributi, ma verrebbero introdotti incentivi per chi rinviasse il pensionamento a dopo i 60 anni. Nello stesso tempo sarebbe rivisti i coefficienti di trasformazione.

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