Contr’ordine, si abbassa l’età per la pensione

Circa il tema dei coefficienti di trasformazione, il ministro Damiano ha ribadito l’intenzione del governo di rivederli, così come previsto dalla legge Dini a 10 anni dalla sua entrata in vigore. Una revisione che, anch’essa, sarà oggetto del confronto con le parti sociali.
Il Nucleo di valutazione della spesa previdenziale ha ipotizzato una riduzione tra il 6 e l’8% dei coefficienti, più bassa in caso di coefficienti più bassi – cioè uscendo dal lavoro prima – , più alta per quelli più alti – per chi va in pensione più tardi – .

Molto si parla della questione dell’età delle donne circa la pensione di vecchiaia. L’eventuale superamento del divario tra uomini e donne – rispettivamente 65 e 60 anni – potrebbe portare consistenti vantaggi economici all’Inps. Il Nucleo di valutazione ha calcolato che, nel 2004, in media, gli uomini andavano in pensione con oltre 34 anni di contributi a fronte dei quasi 28 delle donne. Attualmente sembra, però, che il tema non sarà oggetto di discussione.

Sarà, invece, al centro del dibattito la graduale estensione del metodo contributivo a tutti. Ciò significherà l’eliminazione del limite fissato dalla Dini per coloro che avevano più di 18 anni di contributi alla fine del 1995 (attualmente mantengono il retributivo fino al pensionamento). Una modifica che, secondo molti esperti, sarebbe non solo più equa, ma in grado di produrre consistenti risparmi.

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