Ferie, si può scendere sotto i 15 giorni

Il periodo ininterrotto del riposo annuale può scendere al di sotto delle due settimane. Ma solo per eccezionali esigenze di servizio o per seri motivi aziendali

 

I contratti collettivi possono stabilire un periodo continuativo di ferie, nel corso dell’anno, inferiore alle due settimane indicate dal decreto legislativo n. 66/2003. Lo ha ribadito il ministero del Lavoro, sulla scorta di quanto prevede la legge stessa, con l’interpello n. 4908 del 18 ottobre 2006.

Ma nel farlo, ha posto del paletti precisi alla ricorso di questa eventualità. La posizione ministeriale e chiarissima e merita di essere riportata per esteso: “la contrattazione collettiva può anche ridurre il limite delle due settimane per cui è obbligatorio il godimento infrannuale, purché tale riduzione non vanifichi la richiamata funzione dell’istituto feriale e sia occasionata da eccezionali esigenze di servizio, o, comunque, da esigenze aziendali serie“. Una decisione, quella ministeriale, che di fatto segue l’interpretazione fatta dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 543 del 19 dicembre 1990.

Va detto che la risposta data con l’interpello non introdotto un principio nuovo. L’articolo 10 del decreto n. 66 stabilisce che il lavoratore ha diritto a un periodo di ferie annuale non inferiore a quattro settimane e che tale periodo va goduto per almeno due settimane consecutive salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva.

Il diritto alle ferie

I diritto è sancito dall’articolo 3, comma 3 della Carta costituzionale. La norma prevede che il lavoratore subordinato, qualunque sia la qualifica, la mansione o i tipo di contratto ha diritto, oltre che al riposo settimanale, a ferie annuali retribuite, a cui non si può rinunciare.

Altra norma di riferimento è l’articolo 2109 del Codice civile, secondo comma.
E’ stabilito che il lavoratore ha diritto, dopo un anno d’ininterrotto servizio, a un periodo annuale di ferie retribuito. All’imprenditore spetta la decisione della scelta del periodo di tempo in cui usufruire delle ferie, tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del lavoratore.
La durata del periodo di riposo annuale è stabilita dalla legge dai contratti collettivi, dagli usi o secondo equità.

Circa la continuità delle ferie è inevitabile segnalare la sentenza della Corte costituzionale n. 543 del 19 dicembre 1990. Secondo la Corte il godimento infrannuale dell’intero periodo di ferie deve essere contemperato con le esigenze di servizio che hanno carattere di eccezionalità o, comunque, con serie esigenze aziendali.

I periodi

L’intera materia è stata sottoposta ad alcuni ritocchi con l’emanazione del decreto legislativo n. 66/2003, articolo 10.

Riepilogando è possibile affermare che attualmente sono previsti tre diversi periodi di fruizione delle ferie.

Il primo va goduto in modo ininterrotto per almeno due settimane nel corso dell’anno di maturazione su richiesta del lavoratore (tenendo conto delle eccezioni che abbiamo visto in precedenza). Tale periodo va segnalato tempestivamente al datore di lavoro in modo che possa organizzare, di conseguenza, la produzione.

Il secondo periodo, anch’esso di due settimane, può essere goduto anche in modo frazionato. In ogni caso, però, entro 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione.
Il decreto n. 66 ha espresso esplicitamente il divieto di monetizzare le ferie non godute.
Questa regola non si applica: alle ferie maturate prima del 29 aprile 1993, alle ferie del lavoratore il cui rapporto si conclude entro l’anno di riferimento; ai giorni di ferie superiori al minimo legale; alle ferie relative ai contratti a tempo determinato di durata inferiore all’anno.

Infine può esserci un terzo periodo, superiore al minimo di quattro settimane. Può essere goduto in modo frazionato e, come visto, può essere pagato nel caso non venisse utilizzato.

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