Dal lordo al netto, ovvero come ti sfoltisco lo stipendio

Deduzioni, detrazioni, imposte: tutte le sforbiciate che portano al fatidico "netto in busta"

Sono anni che sentiamo parlare in tv e sui giornali di cuneo fiscale (con la variante: cuneo contributivo). Alla lunga abbiamo capito, grosso modo, che si tratta della differenza tra costo del lavoro e retribuzioni, una differenza da ridurre. D’accordo, ma cosa significa concretamente?

Per capirlo dobbiamo necessariamente fare i conti in tasca ai lavoratori dipendenti, cioè andare a spulciare nella loro busta paga. Vedremo in concreto di che cosa è fatto questo misterioso cuneo: una quantità di denaro che l’azienda paga per ogni dipendente ma che non finisce nelle tasche di quest’ultimo. In maniera un po’ approssimativa potremmo dire che si tratta della differenza tra stipendio lordo e stipendio netto (in realtà il cuneo è ancora superiore perché comprende anche gli oneri contributivi a carico dell’azienda).

Partenza: stipendio lordo

Si comincia con l’importo lordo che è composto dallo stipendio base (cioè quello stabilito dal contratto collettivo più eventuali integrazioni aziendali o superminimo) al quale si aggiungono o si sottraggono le voci variabili di mese in mese: in positivo, ore di straordinario, festività abolite che vengono pagate, ferie non godute, maggiorazione turni o, in negativo, ore di sciopero.

Prima tappa: contributi previdenziali

Dall’importo lordo dello stipendio vanno sottratti i cosiddetti oneri deducibili. Primi fra tutti i contributi previdenziali, che per la grande maggioranza dei dipendenti di aziende private vanno all’Inps. I contributi variano in funzione del settore di attività, della dimensione dell’impresa e della qualifica del lavoratore, e vengono suddivisi tra datore di lavoro e lavoratore. Al primo tocca la fetta più grande composta anche dai contributi assicurativi (cassa integrazione ecc.) e assistenziali (assegni familiari e maternità): attualmente il 32,7% della retribuzione, ritoccato al 33% dal prossimo anno. E’ soprattutto con riferimento a questo che si parla di cuneo fiscale: si tratta infatti di una percentuale tutt’altro che trascurabile.

Invece la percentuale a carico del lavoratore – prendendo il caso tipico di un operaio di un’impresa industriale con più di 50 dipendenti – è più ridotta: il 9,19%. E’ questa la prima percentuale da dedurre dal lordo per giungere allo stipendio netto.

Seconda tappa: no tax area

E’ un’altra deduzione, cioè un’altra riduzione della base imponibile su cui poi verranno calcolate le imposte. E’ una parte di reddito non soggetta a tassazione ed è inversamente proporzionale allo stipendio: cioè più si guadagna e più si riduce la parte esente. Per i lavoratori dipendenti la soglia ora è di 8.000 euro (prima della finanziaria era di 7.500 euro). In pratica fino a questa cifra non si pagano tasse, superato questo importo la deduzione si assottiglia sempre più fino a sparire.

Terza tappa: calcolo dell’imposta

Si giunge così all’imponibile fiscale, cioè all’importo sul quale viene calcolata l’imposta sul reddito (Irpef). Con la finanziaria di quest’anno le aliquote di imposta passano da quattro attuali a cinque:

23%
fino a 15.000 euro

27%
fino a 28.000 euro

38%
fino a 55.000 euro

41%
fino a 75.000 euro

43%
oltre i 75.000 euro

Per i lavoratori dipendenti l’Irpef viene trattenuta direttamente in busta paga, cioè riduce ulteriormente lo stipendio lordo.

Quarta tappa: detrazioni

Le detrazioni sono gli importi che vengono sottratti “a valle”, cioè non dal reddito ma dall’imposta da versare. Con la legge finanziaria di quest’anno viene ripristinato il precedente regime delle detrazioni d’imposta (che era stato sostituito dal precedente governo col regime delle deduzioni dal reddito). I’Irpef lorda viene dunque diminuita per effetto:

  • delle detrazioni per lavoro dipendente: 1.840 euro di detrazione massima per un reddito di 8.000 euro, fino a 0 per redditi superiori a 55.000 euro;
  • delle detrazioni per familiari a carico:
    coniuge: 800 euro max, a scalare fino a 80.000 euro di reddito;
    figli: 900 euro max se minori di 3 anni, 800 negli altri casi, a scalare fino a 95.000 euro di reddito.

Arrivo: stipendio netto

Alla fine di questo lungo ed elaborato percorso eccoci al “netto in busta“, cioè quanto ci viene accreditato sul conto corrente. Su questo reddito, già tassato, i contribuenti potranno poi, al momento della dichiarazione, calcolare le ulteriori detrazioni (spese sanitarie, mutui, ristrutturazioni edilizie ecc.)

(Angelo De Marinis)

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