Intervista al ministro Di Pietro

– Spostare merci (e passeggeri) dal trasporto su strada a quello su rotaia sarà un elemento essenziale di qualsiasi politica di trasporto sostenibile. Come pensa di far fronte a questo obiettivo?

Non voglio entrare nel merito di competenze del mio collega Bianchi, ma posso dire che impiegheremo tutto quello che ci è possibile per realizzare nuove linee ferroviare e per ammodernare quelle più vecchie. Dobbiamo costituire una rete di trasporto su rotaia che sia realmente competitiva, piastre logistiche per lo smistamento delle merci che arrivano via mare.
Ma per fare questo occorre una logica di pianificazione ad ampio raggio e con finanziamenti mirati.

– Le Grandi opere pare ci lascino un buco che oscilla tra i 3 miliardi e mezzo e i 4 miliardi e 700 milioni di euro. Da dove pensa di ricavare il capitale  necessario a (ri)aprire i cantieri?

Innanzitutto, in accordo con il Ministro Padoa Schioppa, abbiamo scongiurato la chiusura di alcuni importantissimi cantieri assicurando ad Anas e Ferrovie le giuste risorse e garantendo l’occupazione per tutti quei lavoratori che vi erano impiegati.
Per il futuro, attraverso un piano delle infrastrutture strategiche, cercheremo di chiudere i cantieri aperti e aprire nuovi cantieri per quelle opere che avremo identificato come prioritarie.
Le risorse necessari le reperiremo attraverso gli strumenti a disposizione del Governo, come la legge Finanziaria e il DPEF.
Al Sud ridistribuiremo le risorse del Ponte sullo stretto alle infrastrutture per il Mezzogiorno, in particolare per la Salerno-Reggio Calabria. Al Nord stiamo studiando accordi per convenzioni tra Stato e Regioni e Stato e Privati per creare un sistema aperto e trasparente di project financing.


– I tempi si dilatano, le spese lievitano, i cantieri si deteriorano. Dalla progettazione, all’avvio dei lavori passano in media dai 3 ai 5 anni. Ma che dire di opere come la Tav  Bologna – Firenze, avviata nel settembre del 1991 e dopo 15 anni non ancora in funzione…?

Stiamo cercando di smaltire quanto più lavoro possibile, in particolare stiamo cercando di capire perché ci sono così tanti intoppi e stiamo cercando di sciogliere tutti i nodi. Non è semplice, dobbiamo fare un passo alla volta e stiamo procedendo a grandi falcate. L’eredità che ci ritroviano a gestire ogge non è per nulla semplice.

– A meno di 2 mesi dall’insediamento a Palazzo Chigi, in qualità di ministro delle Infrastrutture, ha fatto venire a galla la bancarotta dell’Anas, di cui ha proposto il commissariamento. Cosa è emerso dalle indagini?

L’inchiesta della Magistratura su questo tema è ancora aperta. Posso solo riferirle che stiamo studiando la possibilità di ridefinire le competenze dell’Anas, che oggi è allo stesso tempo gestore e controllore su diverse tratte della rete stradale.

– Qual è l’obiettivo più importante che si propone di raggiungere, nell’esecuzione del mandato che le è stato conferito?

Sia come Ministro che come leader dell’Italia dei Valori insisterò per riportare la legalità in tutti i settori nei quali sarò chiamato ad intervenire, nel pieno rispetto del Programma dell’Unione. Naturalmente, cercherò di realizzare tutte quelle opere di cui il nostro Paese e la nosta economia hanno bisogno, compatibilmente con le risorse a nostra disposizione, con senso di responsabilità e trasparenza, senza fare ricorso a finanza creativa e senza creare ammanchi di cassa.

(laura ferrari)

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