Grandi Opere: un buco con l’impegno intorno. Intervista al ministro Di Pietro

Le Grandi Opere sono state un cavallo di battaglia della precedente legislatura. Adesso "la palla" è passata al ministro Di Pietro, che vuol far cambiare rotta ai Trasporti..

La Legge Obiettivo appartiene al mondo dei sogni; la Salerno-Reggio Calabria beneficerà dei fondi destinati al ponte sullo Stretto; piastre logistiche si occuperanno dello smistamento delle merci che arrivano via mare… – Perché si parla di “Grandi opere”? E’ una questione di dimensioni?

Non sempre quando si parla di “grandi opere” si tratta di opere di grandi dimensioni. Certo, in alcuni casi lo sono ma spesso si tratta più semplicemente di opere che hanno un grande impatto nella vita dei cittadini, utenti di quella determinata infrastruttura o zona geografica.

 Che cosa è la «Legge Obiettivo» e cosa ha cambiato nello scenario delle grandi opere?

La Legge Obiettivo è un bellissimo libro dei sogni, purtroppo non realizzabile.
L’eredità che ci ha lasciato il precedente Governo sono 50 miliardi di opere cantierate su 172 miliardi previsti dalla Legge Obiettivo.
Stiamo pensando anche noi, come maggioranza di Governo, di scrivere una nostra Legge Obiettivo, solo che vorremmo diventasse Legge Certezza.

– Tra  le opere di cui si è parlato, quali sono quelle che ritiene prioritarie?

E’ ancora presto per poterne parlare, anche se una certa idea già me la sono fatta. Purtroppo le risorse finanziare che abbiamo trovato, al nostro insediamento sono molto limitate. Sto per concludere gli incontri che ho pianificato con le Regioni. Soltanto al termine avrò un quadro preciso delle necessità e disporrò di tutti gli elementi per poter disegnare un piano delle infrastrutture strategiche. Naturalmente senza mai perdere di vista i cantieri già aperti: se stiamo già con la pala in mano, dobbiamo finire.

 Due soprattutto i progetti più discussi: il ponte sullo Stretto e la Tav in val di Susa. Quali  intenzioni ha in merito?

Voglio ribadire un concetto che forse non è ancora abbastanza chiaro. Nell’ambito di questo esecutivo, tutte le decisioni vengono prese in modo collegiale.
Detto questo, per quanto riguarda la Tav, stiamo avanzando su due fronti diversi. Da una parte, ne sta discutendo il Parlamento autonomamente, dall’altra stiamo dialogando con gli abitanti e le istituzioni della Val di Susa e cercando di trovare con loro soluzioni ai problemi emersi fin’ora.
Il Ponte sullo Stretto non è indicato come prioritario nel programma dell’Unione, e sinceramente, se guardo alla Sicilia e alla Calabria, mi pare abbiano più bisogno di strade e ferrovie che del Ponte sullo Stretto.

– Spostare merci (e passeggeri) dal trasporto su strada a quello su rotaia sarà un elemento essenziale di qualsiasi politica di trasporto sostenibile. Come pensa di far fronte a questo obiettivo?

Non voglio entrare nel merito di competenze del mio collega Bianchi, ma posso dire che impiegheremo tutto quello che ci è possibile per realizzare nuove linee ferroviare e per ammodernare quelle più vecchie. Dobbiamo costituire una rete di trasporto su rotaia che sia realmente competitiva, piastre logistiche per lo smistamento delle merci che arrivano via mare.
Ma per fare questo occorre una logica di pianificazione ad ampio raggio e con finanziamenti mirati.

– Le Grandi opere pare ci lascino un buco che oscilla tra i 3 miliardi e mezzo e i 4 miliardi e 700 milioni di euro. Da dove pensa di ricavare il capitale  necessario a (ri)aprire i cantieri?

Innanzitutto, in accordo con il Ministro Padoa Schioppa, abbiamo scongiurato la chiusura di alcuni importantissimi cantieri assicurando ad Anas e Ferrovie le giuste risorse e garantendo l’occupazione per tutti quei lavoratori che vi erano impiegati.
Per il futuro, attraverso un piano delle infrastrutture strategiche, cercheremo di chiudere i cantieri aperti e aprire nuovi cantieri per quelle opere che avremo identificato come prioritarie.
Le risorse necessari le reperiremo attraverso gli strumenti a disposizione del Governo, come la legge Finanziaria e il DPEF.
Al Sud ridistribuiremo le risorse del Ponte sullo stretto alle infrastrutture per il Mezzogiorno, in particolare per la Salerno-Reggio Calabria. Al Nord stiamo studiando accordi per convenzioni tra Stato e Regioni e Stato e Privati per creare un sistema aperto e trasparente di project financing.


– I tempi si dilatano, le spese lievitano, i cantieri si deteriorano. Dalla progettazione, all’avvio dei lavori passano in media dai 3 ai 5 anni. Ma che dire di opere come la Tav  Bologna – Firenze, avviata nel settembre del 1991 e dopo 15 anni non ancora in funzione…?

Stiamo cercando di smaltire quanto più lavoro possibile, in particolare stiamo cercando di capire perché ci sono così tanti intoppi e stiamo cercando di sciogliere tutti i nodi. Non è semplice, dobbiamo fare un passo alla volta e stiamo procedendo a grandi falcate. L’eredità che ci ritroviano a gestire ogge non è per nulla semplice.

– A meno di 2 mesi dall’insediamento a Palazzo Chigi, in qualità di ministro delle Infrastrutture, ha fatto venire a galla la bancarotta dell’Anas, di cui ha proposto il commissariamento. Cosa è emerso dalle indagini?

L’inchiesta della Magistratura su questo tema è ancora aperta. Posso solo riferirle che stiamo studiando la possibilità di ridefinire le competenze dell’Anas, che oggi è allo stesso tempo gestore e controllore su diverse tratte della rete stradale.

– Qual è l’obiettivo più importante che si propone di raggiungere, nell’esecuzione del mandato che le è stato conferito?

Sia come Ministro che come leader dell’Italia dei Valori insisterò per riportare la legalità in tutti i settori nei quali sarò chiamato ad intervenire, nel pieno rispetto del Programma dell’Unione. Naturalmente, cercherò di realizzare tutte quelle opere di cui il nostro Paese e la nosta economia hanno bisogno, compatibilmente con le risorse a nostra disposizione, con senso di responsabilità e trasparenza, senza fare ricorso a finanza creativa e senza creare ammanchi di cassa.

(laura ferrari)

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