Avviare un’impresa? In Italia è un’impresa

Avvio penalizzante

Tanto per cominciare in Italia non è facilissimo avviare un’attività, per la burocrazia – occorrono 9 pratiche (peggio di noi solo Spagna e Grecia, rispettivamente con 10 e 15) e 13 giorni necessari (ma in Spagna ce ne vogliono 47) – e soprattutto per i costi – in media il 18,7% del reddito pro capite (cioè circa 6.000 euro) contro il costo zero della Danimarca, lo 0,7% dell’Inghilterra e l’1,1% della Francia.

Lavoro, migliora la flessibilità non il costo

Una piccola sorpresa per quanto riguarda la flessibilità del lavoro: siamo a metà della graduatoria tra i paesi Ocse per qunto riguarda la facilità di assumere e licenziare: un indice 38 contro lo 0 degli Usa (il paradiso dei teorici della flessibilità), il 10 della Danimarca, ma anche il 56 della Francia il 62 del Lussemburgo. Ritorniamo in fondo alla classifica, invece, se consideriamo i costi “non salariali” cioè quella parte di retribuzione che non finisce nelle tasche del lavoratore ma va in tasse e contributi previdenziali (il famoso “cuneo fiscale“): è il 36,8% del salario contro l’8,3% degli Usa e l’11 della Gran Bretagna, ma soprattutto l’1,5% della Danimarca, una delle patrie del proverbiale welfare scandinavo. Peggio di noi su questo parametro la Francia con il 46,6% di incidenza.

Maglia nera su tasse e giustiza

Ma anche nella vita delle imprese spuntano i due nodi tipici della realtà italiana, il fisco e la giustizia. Tra i paesi Ocse siamo quelli con la pressione fiscale sulle imprese più alta: il 76,2% del reddito se ne va in tasse. In Irlanda è il 28,9%, in Svizzera il 29,1%, negli Usa il 46,2%, in Germania il 50,8% e per il mitico welfare svedese viene chiesto alle imprese solo il 54,4%. E non solo paghiamo di più ma ci mettiamo più tempo di tutti: 360 ore all’anno. In Lussemburgo, primo della classifica, ne bastano 58.

Altra spina del fianco del nostro paese sono i tempi e i costi per far rispettare i propri diritti, cioè per ricorrere al giudice. Tra i paesi industrializzati siamo ultimi su tutto: ci servono in media:

  • 41 passaggi burocratici (atti, udienze ecc.) contro i 20 dell’Irlanda (al primo posto);
  • 1.210 giorni, quasi tre anni e mezzo, per portare a termine l’iter. Al primo della classifica, Singapore, ne bastano 120; ma soprattutto la Grecia, penultima, ci stacca di quasi 400 giorni (lì ne servono 819);
  • il 29,9% del valore della lite, come dire che un terzo di quello che viene richiesto se ne va per la causa legale. In Islanda, capolista, il costo è del 6,1%. Peggio di noi in questo solo la Svezia con il 31,3%.

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