Tassisti, un “pareggio” dal sapore di vittoria – Scompare il cumulo delle licenze e la doppia targa. Per i tassisti un successo, per il ministro Bersani un buon pareggio. In realtà una frenata sulla strada delle riforme

Scompare il cumulo delle licenze e la doppia targa. Per i tassisti un successo, per il ministro Bersani un buon pareggio. In realtà una frenata sulla strada delle riforme

 

Abbiamo vinto, scompaiano il cumulo e la doppia targa, hanno accettato le nostre proposte per quanto riguarda la possibilità di avere il secondo conducente”. Sono queste le parole di Loreno Bittarelli dell’Uri (Unione radiotaxi italiani) sul risultato raggiunto durante l’incontro decisivo dell’altra notte tra i sindacati il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani.

La notizia è stata accolta con grande entusiasmo dai tassisti, riuniti in Piazza Santi Apostoli a Roma. Le auto bianche hanno poi inscenato un carosello strombazzante in perfetto stile mundial.
Naturalmente sono mancate violenze, aggressioni, gli inni al duce.
Anzi si sono sentiti cori e ringranziamenti per il sindaco di Roma Walter Veltroni e il prefetto Achille Serra, mediatori con il governo.

Bersani si è dichiarato soddisfatto, ma non si è unito al carosello d’auto.
«Un pareggio che mi soddisfa», ha dichiarato, anche se le spinte verso la liberalizzazione della professione, si sono notevolmente attenuate.
Tutto si trasferisce – in riferimento al possibile aumento delle licenze – a livello locale, in particolare a trattative tra i Comuni e le associazioni di categoria.
Trasferimento che suscita parecchie perplessità. Già in passato molti – troppi – Comuni si sono dimostrati più che accondiscendenti o intimoriti di fronte a possibili reazioni dei tassisti.

I punti salienti dell’accordo riconoscono ai Comuni – sempre previa intesa con le parti sociali – una serie di facoltà:

stabilire ulteriori turni giornalieri per singole auto, utilizzando dipendenti e collaboratori familiari;
attivare bandi straordinari per assegnare nuove licenze, ma questo potrà avvenire nel caso la programmazione numerica risulti insufficiente o non idonea a garantire un buon livello di servizio. I nuovi bandi potranno essere in forma sia gratuita sia onerosa. In quest’ultimo caso l’80% degli introiti andrà ai tassisti, il 20% al potenziamento del servizio;
– concedere licenze temporanee per eventi straordinari e periodi limitati a consorzi e cooperative di taxi in attività;
– prevedere che gli attuali tassisti possano svolgere in forma sperimentale servizi innovativi, come, per esempio collegamenti con scuole, ospedali e hotel.


Domenico, alla guida di Bari 6, non manca di sottolineare gli aspetti positivi dell’accordo: «E’ stato compiuto un passo importante, che prevede un cambiamento graduale e concordato tra le parti. E’ giusto delegare le amministrazioni locali nella regolamentazione del nostro lavoro. Ai Comuni spetta il compito di controllare il territorio e i servizi, quindi di decidere quando sia il caso di far circolare più taxi, consultandosi però prima con la nostra categoria.
Per le eventuali licenze in più sono previsti dei bandi che speriamo si configurino in forma onerosa e non gratuita, per evitare le speculazioni che ci sono state in passato da parte di chi riusciva a impossessarsi gratuitamente della licenza e la rivendeva dopo poco tempo.» Più scettico sulla possibilità di far lavorare la propria auto 24 ore al giorno: «Non posso rischiare di far guidare la mia auto a un estraneo, un dipendente che magari mi danneggia il mezzo e rischia di bloccare per giorni il mio lavoro. La farei guidare solo a mio figlio, questa è l’unica possibilità (mia moglie non guida), altrimenti potrei “prestare” la licenza a chi viene da me con una sua auto bianca».
Sullo scottante tema delle licenze, il conducente di Bari 6 aveva posizioni aperte fin dall’inizio. Con qualche riserva: «Io ero persino d’accordo al cumulo delle licenze, come prevedeva il decreto, per agevolare la nascita di una piccola/media impresa legata al servizio di auto pubbliche, – a patto che questo non sfociasse nel business dei soliti “furbetti del quartierino“, che magari acquistavano 100 licenze e con ampia disponibilità di capitale mettevano in piedi un pessimo servizio».

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