Top manager nel mirino – La Germania contro i dirigenti strapagati e inamovibili

La Germania contro i dirigenti strapagati e inamovibili


La Germania di Angela Merkel compie un ulteriore passo per contenere lo strapotere dei vertici del capitalismo tedesco.
Dopo la legge che aumenta le tasse ai più ricchi e l’obbligo per le aziende a rendere pubblici gli stipendi degli executive, ecco l’avvio di un provvedimento che abbrevia la durata dei contratti dei top manager (da cinque a tre anni). Incentivare la flessibilità della classe dirigente e garantire un ricambio di teste nelle posizioni chiave della gestione aziendale, per ostacolare l’affermarsi di clientelarismi che privilegiano gli intrecci personali a scapito di principi meritocratici.
Ma non solo. La riforma vorrebbe in tal modo riuscire anche a contenere le gratifiche esorbitanti che le aziende devono pagare fino al termine del mandato della carica. Le integrazioni ai normali compensi previste dai contratti d’oro di numerosi dirigenti, infatti, determinano buonuscite da capogiro, calcolate sull’intera durata del contratto.

Una tendenza che potrebbe trovare consensi anche nel nostro Paese?

E’ ancora prematuro parlarne, ma, in tal caso, eventuali “paletti” verrebbero eretti su un terreno particolarmente fertile: i top manager italiani percepiscono gli stipendi più alti dell’Unione Europea.

Basti pensare alle maxiliquidazioni incassate nel 2004 da Giovanni Ferrario (ex amministratore delegato Pirelli) e Maurizio Romiti (ex amministratore delegato Rcs). I due ceo hanno rispettivamente portato a casa 17,7 e 16,8 milioni di euro.

A livello mondiale, invece, dominano le buste paga made in USA. Al vertice della classifica del manager più pagato al mondo (nel 2004) troviamo George David, della United Technologies, che in dodici mesi ha collezionato entrate per 98 milioni di dollari.

Nulla da obiettare se gli stipendi dei dipendenti subissero una crescita proporzionale alle cifre di chi conduce le aziende. Sempre nel Belpaese, invece, gli analisti hanno registrato negli ultimi anni un fenomeno che vede crescere, insieme alle buste paga d’eccezione, solo lo scarto tra le entrate dei manager e quelle degli impiegati di livello medio e basso.

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