Manager sulla griglia – Persone o risultati? Per tutti i leader, piccoli o grandi che siano, è questa la prova del fuoco. E può essere affrontata con successo.

Persone o risultati? Per tutti i leader, piccoli o grandi che siano, è questa la prova del fuoco. E può essere affrontata con successo.

Sei un piacione, temi sopra ogni cosa la disapprovazione degli altri e fai di tutto per mantenere ottimi rapporti con i colleghi? Oppure appartieni alla categoria degli arieti, testa bassa verso la meta e degli altri chi se ne importa? Per capire se in ufficio il tuo stile si avvicina a uno di questi due estremi – o si colloca in una delle infinite posizioni intermedie – il sistema c’è: si chiama Managerial Grid ed è un criterio scientifico messo a punto dagli americani Robert Blake e Jane Mouton. L’oggetto della valutazione, in questo caso, non è una generica tendenza caratteriale, ma un preciso stile di leadership. Chiunque rivesta ruoli direttivi in un’organizzazione – dall’amministratore delegato al responsabile del singolo progetto – con questo strumento può passare ai raggi X le sue motivazioni profonde e l’adeguatezza al ruolo che ricopre.


La scelta cruciale

Il test valuta lo stile manageriale sulla base di due variabili: l’orientamento al risultato e l’orientamento alle persone. Disponendo l’una sull’asse delle x e l’altra su quello delle y, si ottiene un griglia sulla quale andranno a collocarsi, in base alle diverse combinazioni delle due variabili, i diversi stili di leadership.

Si parte da un questionario con una ventina di domande. Le risposte vengono convertite in un risultato numerico che va da 1 a 9 per ciascuna variabile. Riportati sulla griglia a mo’ di “battaglia navale”, i due valori identificano un punto di intersezione: quella è la nostra collocazione sulla mappa della leadership.

 

Orientamento alle persone

1.9

    

    

    

 

    

    

    

9.9

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5.5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.1

 

 

 

 

 

 

 

9.1

 

Orientamento al risultato

Ma che cosa significa trovarsi in un punto o in un altro della griglia? Per capirlo esaminiamo le posizioni estreme ai quattro angoli del grafico: sono modelli “puri” – e quindi pressoché inesistenti nella pratica – ma servono a definire i confini della mappa e a dirci a quale di questi ci avviciniamo di più. Più facile da ritrovare negli uffici, invece, è la posizione centrale.


9.1: l’ariete

E’ il capo forte, ma la sua forza sconfina spesso nella tirannia. Autoritario più che autorevole, per lui contano solo i risultati e sa come raggiungerli. I collaboratori sono – a seconda delle situazioni – puri mezzi di produzione, bersagli di invettive o poveretti ai quali usurpare i meriti. Non sa delegare. Non si cura delle dinamiche relazionali e se scoppia un conflitto tenta di soffocarlo imponendo il suo punto di vista. E’ un grande decisionista ed è capace di affrontare le emergenze: per questo è spesso apprezzato nelle aziende. Ma la sua è un’efficacia di breve periodo: a lungo andare demotiva ed esclude le risorse migliori.

Desiderio ardente: controllare.

Paura incombente: fallire.


1.9: il piacione

Il consenso prima di tutto. E’ la parola d’ordine di questa opposta tipologia di capo. Il clima con lui è a metà tra l’oratorio e il villaggio-vacanze: ascolta le opinioni di tutti, punta sul rapporto personale, evita a tutti i costi il conflitto (che non saprebbe gestire). La sua ambizione è fare il buon papà ed essere amato dai suoi subalterni. Ma per rincorrere questo obiettivo perde di vista i risultati. Le decisioni, soprattutto in condizioni di stress, non sono il suo forte. Ai vertici aziendali non arriveranno mai lamentele dal suo ufficio o reparto, ma neanche brillanti performance economiche. Probabilmente molte persone faranno a gara per andare “sotto di lui”, ma presto sentiranno la mancanza di stimoli e di un pizzico di sana competizione.

Desiderio ardente: piacere.

Paura incombente: essere respinto.


1.1: il menefreghista

C’è ma è come se non ci fosse. La vita professionale (e non solo) deve avergli riservato tali e tante amarezze e disillusioni che gli sembra inutile qualsiasi slancio. Tira a campare, il clima di lavoro lo lascia indifferente, i risultati idem. Cerca di evitare o rinviare il più possibile le decisioni. Evita come la peste i momenti partecipativi e cerca di rimanere più estraneo possibile ai conflitti. E’ il tipico capo “bollito” (esautorato dalla direzione o vicino della pensione) e sotto di lui spesso regna l’anarchia.

Desiderio ardente: essere lasciato in pace.

Paura incombente: essere licenziato.


9.9: il campione

Siamo al cospetto del leader naturale. Massima attenzione ai risultati, massima attenzione alle persone. Il suo motto è: gli affari si fanno insieme. Ovvero, solo collaboratori motivati e coinvolti possono garantire performance elevate: lui lo sa e lo mette in pratica. Ha idee chiare ma sa ascoltare gli altri, raccoglie le critiche e le sa trasformare in punti di forza. Sa gestire il conflitto e sa “sanzionare” senza diventare persecutorio. Per lui nessuno ha colpe (a priori) e tutti hanno responsabilità. Non cerca di piacere a tutti i costi, ma piace quasi sempre. E’ stimato più che temuto. E – last but not least – ha un buon senso dell’umorismo.

Desiderio ardente: essere soddisfatto e realizzato.

Paura incombente (ma non troppo): essere invidiato.


5.5: il conformista

Nel centro perfetto della mappa, ecco la posizione intermedia alle quattro precedenti. Ma non sempre “in medio stat virtus”… Un po’ diplomatico, un po’ burocrate, questo è il capo delle decisioni realizzabili anche se imperfette. Le regole e le procedure sono la sua sicurezza e la sua forza. Con lui si sta tranquilli, finché le cose vanno bene; ma se scoppia la crisi, non ha la capacità innovativa sufficiente a fronteggiarla. Tollerato, più che amato, si muove in un regime di compromesso costante. E’ una cinghia di trasmissione del “potere” adatta a organizzazioni rigidamente strutturate e scarsamente dinamiche, ma soffre la deregulation e i contesti in rapido sviluppo.

Desiderio ardente: appartenere.

Paura incombente: essere umiliato.


Potremmo dire, dunque, capo che hai (o che sei), stile che trovi. Per tutti l’orizzonte dovrebbe essere l’angolo in alto a destra della griglia; ma forse, come tutti gli orizzonti, è irraggiungibile per definizione. Più realistico – e pressoché obbligatorio per un leader degno di questo nome – è invece collocarsi a destra della diagonale cha va da 1.9 a 9.1 (dall’alto a sinistra al basso a destra). Ovviamente in un punto più vicino possibile al vertice 9.9.


Angelo De Marinis

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