Quali sono i requisiti e i costi per aprire la Partita IVA

Ecco quali sono le procedure necessarie, i requisiti richiesti e le spese da sostenere per poter lavorare in proprio con un'attività che necessiti di partita IVA

Per riuscire a lavorare con la partita Iva bisogna avere grande spirito imprenditoriale e conoscere i requisiti necessari e tutti i costi che bisognerà sostenere. Aprire la partita Iva non è gratis e per mantenere la contabilità serve un commercialista, altra spesa da tenere in considerazione.

Dal punto di vista operativo per aprire la partita Iva bisogna recarsi in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate e compilare il modello necessario oppure utilizzare il servizio Comunica e con piacere gli adempimenti burocratici attraverso Internet. Aprire la partita Iva è gratuito però mantenerla a dei costi che è bene conoscere prima di valutare se vale la pena o meno lanciarsi nell’imprenditoria. Per semplificare le cose ci si può rivolgere direttamente ad un commercialista, che solitamente aprire la partita Iva ad un costo molto basso o addirittura gratuitamente in cambio della garanzia di tenere la contabilità futura della nostra azienda.

I commercialisti hanno un tariffario specifico che varia da regione a regione ma che comunque non è basso e per gestire le pratiche iniziali può superare le 200 euro. La partita Iva si può aprire da soli e non è difficile farlo, tuttavia la contabilità dell’azienda va gestita da un commercialista che percepirà un onorario annuale basato sul regime fiscale, il numero di fatture da registrare il volume di affari annuale. In poche parole più il commercialista dovrà lavorare e più alto sarà il suo onorario. Per mettersi in proprio bisogna iscriversi alla camera di commercio che richiederà un contributo annuale di circa 100 euro.

L’iscrizione è obbligatoria per le ditte individuali ed è facoltativa per i lavoratori autonomi. Per chi si mette in proprio è necessario anche versare i contributi INPS, che dal 2015 hanno un’aliquota pari al 22,65%. I contributi si pagano in quattro rate annuali ogni tre mesi vanno versati quelli relativi al trimestre precedente: il 16 maggio, il 16 agosto, il 16 novembre e il 16 febbraio dell’anno successivo. Ai contributi minimi va aggiunta la percentuale che viene calcolata in base al reddito. A seconda del regime di contabilità che viene scelto i costi cambiano, ad esempio chi aderisce al regime forfettario dal 2016 avrà uno sconto del 35%.

Oltre ai contributi Inps vanno pagate le tasse che orientativamente corrisponderanno a circa il 35% al netto dei costi. Le tasse sono calcolate in percentuale sul reddito dichiarato: da 0 a 15.000 euro l’aliquota IRPEF è del 23%, da 15.001 a 28.000 euro del 27%, tra 28.001 e 55.000 del 38%, da 55.001 e 75.000 41% e sopra le 75.000 euro è pari al 43%.

Immagini: Depositphotos

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