Pubblico impiego, metà a casa per malattia ma sono molti i casi “sospetti”

(Teleborsa) – I dipendenti pubblici si “ammalano” più spesso di quelli impiegati nel privato, ma stanno a casa meno giorni. Malati veri o malati immaginari? Un problema che l’esordiente riforma della PA riuscirà a frenare?

Il lunedì si fatica a riprendere la routine, questo si sa, e potendo stare a casa per una “lieve indisposizione”, piacerebbe un po’ a tutti prolungare di poco il weekend. Nel privato certamente non è possibile e, quando ci si ammala, la patologia deve essere seria, richiedendo più giorni per il recupero. Diversa è la questione nel pubblico impiego, dove le malattie sono più frequenti e soprattutto destano sospetto quelle di 1 giorno.

Una analisi si dati INPS dell’associazione CGIA, che rappresenta PMI e imprese artigiane del Veneto, sudati dell’Inps, evidenzia che le assenze per motivi di salute nel pubblico impiego registrate nel 2015 hanno interessato il 57% di tutti gli occupati (poco più di 1 dipendente su 2); nel settore privato, invece, la quota si è fermata al 38% (più di 1 dipendente su 3).

La durata media annua dell’assenza per malattia dal luogo di lavoro, poi, è leggermente superiore nel privato (18,4 giorni) che nel pubblico (17,6 giorni).

Pur avendo lo stesso andamento in entrambi i settori, gli eventi di malattia per classe di durata presentano uno scostamento “sospetto” nel primo giorno di assenza. Se nel pubblico costituiscono il 25,7% delle assenze totali, nel privato si riducono di oltre la metà: 12,1 per cento. Quelle da 2 a 3 giorni, invece, si avvicinano (32,1 per cento del totale nel privato e 36,5 per cento nel pubblico), mentre tra i 4 e i 5 giorni di assenza avviene il “sorpasso”; 23,4 per cento nel privato contro il 18,2 per cento del pubblico.

“E’ evidente – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – che non abbiamo alcun elemento per affermare che dietro questi numeri si nascondano forme più o meno velate di assenteismo”. 

Con la riforma della PA in arrivo per porre rimedio al fenomeno dei cosiddetti furbetti del cartellino, i licenziamenti saranno più frequenti, ma un dato già positivo si è rilevato nell’ultimo biennio. Quando si affronta il capitolo dei provvedimenti disciplinari adottati nei confronti dei lavoratori del pubblico si nota un aumento tendenziale delle sospensioni dai luoghi di lavoro: secondo i criteri del Dipartimento per la Funzione Pubblica due anni fa gli interessati sono stati 1.690, l’anno prima, ovvero nel 2014, 1.334. Anche i licenziamenti nel 2015 sono saliti a 280: 53 in più rispetto al 2014. Di questi, 108 dipendenti sono stati lasciati a casa per assenze ingiustificate o non comunicate, 94 per reati, 57 per negligenza, 20 per doppio lavoro e infine 1 per irreperibilità a vista fiscale. 

Pubblico impiego, metà a casa per malattia ma sono molti i casi “sospetti”
Pubblico impiego, metà a casa per malattia ma sono molti i casi ̶...