Professioni in crisi d’identità. Ora la PA fa gola

Tempi duri per i giovani avvocati e commercialisti: pesano soprattutto un reddito garantito non più in linea con le aspettative e le difficoltà ad avviare una propria attività autonoma.

Tempi duri per i giovani avvocati e commercialisti. Se un tempo si trattava di alcune delle figure professionale più ambite, i dati registrati negli ultimi anni dagli enti associativi di riferimenti descrivono un trend in costante calo nel numero di iscrizioni all’albo. Pesano soprattutto un reddito garantito non più in linea con le aspettative e le difficoltà ad avviare una propria attività autonoma. È quanto è emerso dal “Barometro delle professioni” elaborato dal Sole 24 Ore.

Avvocati in fuga 

Nell’ultimo anno le cancellazioni dall’Albo sono state 5.800, il doppio rispetto a sette anni prima. “Un fenomeno atteso in crescita nei prossimi tempi per una professione che paga il non aver superato le proprie contraddizioni: come il gender pay gap, un reddito medio in picchiata e una densità di colleghi/competitor che resta comunque altissima”, è quanto si legge nell’analisi condotta dal quotidiano economico italiano. Resta comunque elevata la “densità” territoriale della professione: nel 2020 risultano infatti iscritti all’ordine in 245mila (+13% rispetto al 2010) che vuol dire, in media, 4,1 avvocati ogni mille abitanti (con il record calabrese che arriva a 7 ogni mille abitanti).

Il peso del reddito – Per il 2019 quello medio dichiarato ammonta a 40.180 euro (-15% rispetto al 2010) anche se in realtà, dopo il crollo registrato tra il 2013 e il 2014 (-20% rispetto agli anni passati) si va ora verso una stabilizzazione che indica addirittura una leggera crescita rispetto all’anno precedente (+1,8%). Notevoli le differenze territoriali: valori dimezzati rispetto alla media in Calabria (anche per effetto del record di affollamento), mentre in gran parte delle regioni del Sud resta sotto i 30mila euro (meno della metà della Lombardia). I più in difficoltà sono naturalmente i più giovani:? gli under 30 restano sui 13mila euro, i 40-44enni arrivano a 30mila, solo gli over 50 arrivano a 50mila.

Sempre meno commercialisti

Notizie migliori non arrivano dal fronte degli esperti contabili. Anche in questo caso i numeri sono emblematici: -1.345 tirocinanti al primo gennaio 2020, un calo del 10% rispetto al 2019 che però non tiene conto ancora degli effetti del Covid. “Inutile nasconderlo, siano in piena crisi di vocazioni – ha dichiarato al Sole 24 Ore Matteo De Lise, presidente dei Giovani commercialisti – e non dovremmo nemmeno sorprenderci: la professione non è più attrattiva“. Per De Lise le cause posso essere ricondotte in maniera diretta agli ostacoli economici che il neo commercialista si trova ad affrontare una volta terminata la formazione e superato l’esame di Stato Motivi: “un giovane sa che per aprire uno studio deve considerare, minimo minimo, spese fisse per 50mila euro l’anno, consapevole peraltro che i margini sono sempre più risicati e il lavoro sempre più esecutivo e “delegato” da Stato e agenzia delle Entrate. Non bastasse, a queste difficoltà fanno da “grancassa” responsabilità e rischi sempre più ampi e ogni giorno agganciati a nuove compliance legali”.

Il reddito stagnante – Secondo i report della Fondazione dei commercialisti, se si guarda alla media Irpef nel 2008 l’imponibile medio si assestava a 59.847 euro nominali. Dopo 11 anni il valore corrispondente non arriva a 61 mila euro: deflazionati e attualizzati i valori, non c’è stato alcun progresso reddituale ma piuttosto un calo di 7.150 euro l’anno (-10,8% di reddito reale). Tutto ciò senza considerare anche in questo caso l’effetto pandemia che sarà visibile solo a partire dal 2022.

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