Poletti, “prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico”

Il tempo è più importante del voto e i giovani devono arrivare prima sul mercato del lavoro. "Nessun giovane mi ha detto 'il mio problema è l' articolo 18'"

“Non ho trovato nessun giovane che mi dicesse ‘il mio problema è l’ articolo 18‘, ma piuttosto mi dicono che non possono provarci. Di quanto sia difficile mettersi assieme a qualche amico per cercare di realizzare qualcosa”. Lo ha detto a Job&Orienta, la rassegna dedicata al mondo della formazione e del lavoro che si tiene ogni anno a Verona, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Per il ministro i ragazzi vanno sostenuti favorendo l’alternanza scuola-lavoro poiché fondamentale è l’esperienza che si matura “sul campo” e i giovani italiani approdano sul mercato del lavoro troppo tardi.

“Serve – ha proseguito – un intervento per far arrivare i giovani prima sul mercato del lavoro, non possono arrivare a 28 anni, sono troppo in ritardo. Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a niente, meglio 97 a 21. Noi abbiamo in testa il voto, ma il tempo è più importante”, ha detto ancora Poletti.

Nel rispondere alle domande di un gruppo di studenti presenti all’apertura di Job&Orienta, il ministro spiega l’importanza per i giovani di coltivare un’esperienza nel mondo professionale: “Oggi un’azienda che si mette in relazione con un giovane – ha spiegato ancora Poletti – la prima cosa che vuol capire non è cosa sappia ma chi sia e questo non si impara solo dentro un’aula. Per questo l’alternanza è decisiva, consente di fare esperienza, conoscere, mettersi in relazione e valutare meglio nostre attitudini, perché il lavoro è una parte essenziale nostra esistenza”.
“Le competenze specifiche sono importanti ma oggi abbiamo sempre più bisogno di promuovere le cosiddette soft skill, quelle competenze trasversali su come risolvere un problema, su come lavorare con gli altri”.

Inoltre, ha avvertito Poletti,  l’Italia “deve ricostruire una sua idea di merito e di successo”. “Noi abbiamo applicato il termine fallito all’impresa e alla persone, ma dobbiamo cambiare mentalità, per superare quella teoria secondo cui bisogna evitare di provarci altrimenti c’è il rischio di fallire”, ha concluso.

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