Pacchetto lavoro da 200 mila nuovi posti? L’economista: “una leggenda”. Ecco perché

Le misure del 'piano lavoro' messo a punto da Palazzo Chigi per combattere la disoccupazione rischiano di coinvolgere meno di 30mila giovani, una cifra lontana dai 200 mila beneficiari citati dal governo. L'economista Tito Boeri spiega perché

L’intervento sul lavoro varato dal governo vale "circa 1,5 miliardi di euro" e servirà per "aiutare in un arco di tempo di 18 mesi 200mila giovani, con una maggiore intensità nel Centro-Sud". Lo ha detto il presidente del consiglio, Enrico Letta, al termine della riunione del Consiglio dei Ministri che ha dato via libera al decreto.

Secondo gli obiettivi del governo, la manovra coinvolgerà circa 200mila persone: 100mila potranno beneficiare degli sgravi, che si traducono in un azzeramento dei contributi, e almeno altrettante delle altre misure di inclusione previste nel provvedimento. 

Il provvediento è stato accolto con soddisfazione da parte dei sindacati e sicuramente ha il merito di sbloccare una situazione di stallo in cui anche le aziende interessate ad assumere attendevano di muovere passi in attesa di conoscere le linee d’intervento del governo. Eppure non sono mancate le critiche da più fronti e c’è chi ha pesantemente ridimensionato l’impatto delle misure per stimolare l’occupazione…
 

NUOVE ASSUNZIONI PER MENO DI 30MILA DISOCCUPATI

Nutre qualche riserva sull’efficacia del provvedimento, tra gli altri, Tito Boeri, che illustra le proprie perplessità in un articolo su laVoce.info dall’emblematico titolo "La leggenda dei 200mila nuovi posti di lavoro. Così scrive l’autorevole economista:
"L’esperienza passata è eloquente circa l’inefficacia di incentivi temporanei alle assunzioni. Analisi ospitate a più riprese su questo sito [laVoce.info, ndr] dimostrano che i posti aggiuntivi sono pochissimi e che gli sgravi vanno per lo più a imprese che avrebbero comunque fatto le assunzioni. Il rischio è ancora più alto se i fondi finiscono e bisogna introdurre lotterie (i cosiddetti rubinetti) per razionare i potenziali beneficiari. Difficile, infatti, che un datore di lavoro decida di creare posti di lavoro a tempo indeterminato davvero aggiuntivi in virtù di un contributo pubblico che poi, alla prova dei fatti, potrebbe non essere erogato.
Ma anche ipotizzando che tutti i fondi disponibili andassero alla creazione di posti aggiuntivi, si è ben lontani dalla cifra di 200 mila nuovi posti di lavoro cui ha fatto riferimento il presidente del Consiglio Letta (che per la verità si riferiva all’impatto complessivo del provvedimento, compresa la “manutenzione” della legge 92) o anche dai 100 mila attribuiti dal ministro Giovannini a questo specifico provvedimento. Gli stanziamenti sin qui previsti sono, infatti, di circa 100 milioni nel 2013, 150 nel 2014 e 2015 e 100 nel 2016 per le regioni del Mezzogiorno. A questi fondi dovrebbero aggiungersi altri 300 milioni per le regioni del Nord (il condizionale è d’obbligo perché in attesa di avere il testo licenziato dal Consiglio dei ministri non è chiaro quali siano le coperture), da spalmare su quattro anni, quindi -poniamo- 75 milioni all’anno all’anno per i prossimi quattro anni. Ogni anno sarebbero cosi disponibili al massimo 225 milioni di euro. I salari medi lordi di giovani con meno di 30 anni sono di 19.768 euro. In termini di costo del lavoro per il datore del lavoro, questo significa 24 mila euro. Il 33 per cento di tale importo è pari a 8 mila euro (oppure a 674 euro per 12 mensilità). La legge prevede però che lo sgravio non possa essere più di 650 euro mensili. Quindi il vincolo è stringente. Dunque, dividendo i 225 milioni per 7.800 (650 x 12) si ottengono 28.846 posti di lavoro. Siamo ben lontani dai 100 mila e ancor più dai 200 mila." (Tratto dal sito: www.lavoce.info).


COSA PREVEDE IL PACCHETTO LAVORO

In sintesi, l’incentivo verrà corrisposto "per un periodo di 12 mesi ed entro i limiti di 650 euro mensili per lavoratore nel caso di trasformazione a tempo indeterminato". Per poterne usufruire i giovani devono rientrare in queste condizioni: avere un’età compresa tra i 18 e i 29 anni; essere privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi; essere privi di un diploma di scuola media superiore o professionale; vivano soli con una o più persone a carico.
Il beneficio è valido per 18 mesi nel caso di nuove assunzioni, 12 mesi in caso di trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato.
Per stimolare le assunzioni dei disoccupati in regime di Aspi, l’assicurazione sociale per l’impiego introdotta con la riforma Fornero, il decreto riconosce al datore di lavoro  "un incentivo che deriva dalla parte rimanente dell’Aspi", ha spiegato il Capo del governo italiano.  Il testo prevede anche interventi straordinari fino al 31 dicembre 2015 per favorire l’occupazione anche di "soggetti con più di 50 anni di età" che siano disoccupati da oltre dodici mesi.
Completano il quadro la riduzione delle pause necessarie per il rinnovo dei contratti a termine e la riforma dei servizi per l’impiego, attraverso una sinergia più stretta con le agenzie per il lavoro private.

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