Il greggio potrebbe arrivare a 200 dollari

Lo dice il "guru" Arjun Murti in un rapporto di Goldman Sachs. Salgono i consumi e cala la produzione, ma è attesa una correzione entro il 2011


Rieccolo. Dopo aver predetto – e giustamente – la corsa del greggio verso i cento dollari al barile tre anni fa, l’economista Arjun Murti fa ora sapere che le prospettive a breve termine per il prezzo dell’oro nero, che ogni giorno batte nuovi record, sono tutt’altro che rassicuranti.

Nel rapporto curato per Goldman Sachs, l’economista dice che l’offerta non cresce a sufficienza e che la varietà di greggio West Texas, nel tempo di sei mesi o due anni, si proietterà tra 150 e 200 dollari.

La Cina, nota il rapporto, ha più che raddoppiato i consumi di petrolio dal novembre 2001 (quando il West Texas stazionava a 16,70 dollari, il livello più basso del decennio in corso) e ha risucchiato la capacità produttiva di riserva. In sostanza, mancano investimenti per spronare la produzione dell’Opec e per frenare la flessione dell’output in Messico e Russia.

“Sta cominciando il finale di partita”, dice il rapporto, secondo cui la teoria del super-picco è entrata in una fase decisiva. I possibili scenari sono due: se il rincaro si dimostrerà graduale, potrà durare più a lungo, presumibilmente fino al 2011, con una media annua che potrebbe aggirarsi intorno a 110 dollari nel 2009 e a 120 nei due anni successivi. Se invece il rally sarà tumultuoso, Murti arriva a ipotizzare 125 dollari quest’anno, 200 nel 2009, per poi scivolare a 150 l’anno successivo e a 75 dollari nel 2011.

Il rientro delle quotazioni verso una sorta di normalità dovrà però essere favorito, dice sempre il guru del greggio, da un “razionamento della domanda, specialmente negli Stati Uniti”. Quella mondiale, invece, secondo le proiezioni del dipartimento statunitense dell’Energia, si avvia a crescere quest’anno di 1,2 milioni di barili, trainata dai grandi consumatori come Brasile, Russia, India e Cina e Medio Oriente.

Ora, qualche notizia dai fronti caldi del petrolio giustificherebbe anche la scommessa: l’Iran, quarto produttore mondiale, ha detto no alle ispezioni sui siti delle sue centrali, lasciando viva la tensione. In Nigeria le incursioni dei guerriglieri del Mend restano una minaccia costante per le attività della Shell. Solo l’ex presidente degli Usa Jimmy Carter sembra poter smuovere in positivo la situazione, dal momento che la guerriglia ha accettato la sua presenza in un’ipotetica mediazione.

Negli ultimi tre giorni del resto, il greggio americano, proprio il West Texas, ha guadagnato quasi 10 dollari e in un anno esatto è raddoppiato (la chiusura di lunedì 7 maggio 2007 al Nymex era a 61,47 dollari), trend che sta mordendo i consumi americani, già colpiti da una situazione economica non proprio brillante.

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